{"id":1398,"date":"2012-11-24T21:16:47","date_gmt":"2012-11-24T20:16:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/a\/?page_id=1398"},"modified":"2012-11-24T21:24:54","modified_gmt":"2012-11-24T20:24:54","slug":"parco-regionale-della-lessinia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/a\/territorio\/parco-regionale-della-lessinia\/","title":{"rendered":"Parco Regionale della Lessinia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">La zona si distingue per un insediamento piuttosto rado, ma di antichissima origine,\u00a0addirittura preistorica. Se si esclude l\u2019impatto esercitato dalle cave di marna e di calcare\u00a0per il cementificio di Fumane, il paesaggio testimonia un rapporto particolarmente\u00a0equilibrato tra l\u2019uomo e l\u2019ambiente.<br \/>\nLa corte di Marezzane per esempio \u2013 mappata fin dal Settecento \u2013 \u00e8 un pregevole\u00a0esempio di architettura rurale lessinica. Essa si compone di tre fabbricati, collocati sulla\u00a0parte in altopiano dell\u2019omonimo colle, tutti costruiti con pietra cavata in loco, ma che\u00a0versano oggi in stato di abbandono. Si segnalano, inoltre, le contrade di Mazzarino di\u00a0Sopra, a dominare la Valle dei Progni, e Mazzarino di Sotto, a delimitarne l\u2019area verso\u00a0Sud. Numerose le tracce che il lavoro umano ha lasciato nel paesaggio, come le\u00a0marogne e, sul versante a Nord, una \u201cgiassara\u201d con relativa sorgente, a segnalare la\u00a0variet\u00e0 dei microclimi presenti in un\u2019area relativamente ristretta.<br \/>\nLa componente di maggior pregio \u00e8 data dalla grande variet\u00e0 di specie floro faunistiche.\u00a0In tal senso, si segnala il sito della collina di Marezzane, a circa seicento metri di\u00a0altitudine, sul fianco sinistro della Valle dei Progni, di fronte al monte Pastello.\u00a0Essa forma un tutt\u2019uno ambientale e paesaggistico con la zona SIC \u2013 Sito di Interesse<br \/>\nComunitario \u2013 di Molina, collocandosi in una posizione di trait d\u2019union tra i due habitat\u00a0della Lessinia e della Valpolicella. Rilevanti, da un punto di vista naturalistico, sono le\u00a0zone umide delle sorgenti del rio Baighe. Il suo corso ha scavato un solco profondo nel\u00a0fianco del colle, segnalandosi per i suoi ventuno salti, di cui quattro superiori ai venti \u00a0metri. Il rio Baiaghe, parallelo alla Val Sorda, isola a mo\u2019 di promontorio la Porcassola,\u00a0dove si trovano le grotte \u201cBuso Streto\u201d e \u201cCoalo del Diaolo\u201d.<br \/>\nLe grotte, assieme ai covoli, sono veri e propri micro-habitat. \u00c8 qui che si localizzano\u00a0presenze antropiche di epoca preistorica. Nel Coalo del Diaolo, esplorata nel 1936,\u00a0furono rinvenuti il frammento di un\u2019ascia e alcuni pani di bronzo. Si trattava\u00a0probabilmente del ripostiglio di un artigiano metallurgico, che qui li aveva nascosti<br \/>\nverso la fine del II millennio a. C. (et\u00e0 del Bronzo recente). Nel secondo sito\u00a0archeologico \u2013 denominato Buso Streto per l\u2019esigua fenditura che ne costituisce\u00a0l\u2019ingresso \u2013 sono venuti alla luce cenere e carboni frammisti a cocci, selci, punteruoli\u00a0d\u2019osso e anche frammenti di calotta cranica appartenenti ad un giovane individuo.<br \/>\nQuesti reperti permettono una datazione risalente alla prima met\u00e0 del II millennio a. C.\u00a0(antica et\u00e0 del Bronzo). La grotta doveva avere, dunque, un uso sepolcrale, per\u00a0deposizioni singole e multiple, secondo un rito diffuso in tutto l\u2019arco alpino durante l\u2019eta&#8217;\u00a0del Rame e l\u2019antica et\u00e0 del Bronzo. Alcuni cocci, trovati negli strati superficiali,<br \/>\nattestano anche una frequentazione alto medioevale, probabilmente da parte di pastori e\u00a0boscaioli. Tali ritrovamenti, nel loro insieme, confermano che durante l\u2019et\u00e0 del Bronzo\u00a0esisteva una comunit\u00e0 il cui insediamento era probabilmente posto sui pianori al di\u00a0sopra dei ripidi pendii delle grotte.<br \/>\nAl di l\u00e0 della presenza umana, queste grotte sono di grande interesse perch\u00e9 sono\u00a0\u201cambienti limite\u201d, abitati cio\u00e8 da organismi che si sono evoluti nel tempo adattandosi\u00a0all\u2019assenza di luce, all\u2019umidit\u00e0 elevatissima e ad un\u2019estrema scarsit\u00e0 di fonti alimentari.\u00a0Per questa ragione la fauna cavernicola \u2013 insetti, millepiedi, ragni, crostacei, ecc\u2026 \u2013\u00a0sono depigmentati, ciechi, hanno antenne e zampe spesso molto allungate. Tra essi si<br \/>\nsegnala il coleottero Italaphaenops dimaioi, che con i suoi 15 mm. di lunghezza \u00e8 il\u00a0coleottero cavernicolo pi\u00f9 grande del mondo. Oltre alle grotte, altre formazioni\u00a0geologiche di grande interesse sono i fenomeni carsici dei cosiddetti covoli. Sul versante\u00a0occidentale del monte Noroni (788 m. s.l.m.) affiorano rocce carbonatiche, costituite da\u00a0calcari dolomitizzati in assenza di idrografia superficiale attiva. Queste cavit\u00e0 si aprono\u00a0in rocce sedimentarie dell\u2019era Secondaria. Di natura calcarea, esse si sono formate in\u00a0ambiente marino, per deposizione di sedimenti fini, in un arco temporale compreso tra i \u00a0duecento e i centotrenta milioni di anni fa. E\u2019 lo stesso periodo in cui hanno avuto\u00a0origine gran parte delle rocce affioranti in Lessinia: calcari grigi, calcari olitici e rosso\u00a0ammonitici. Alla fine dell\u2019era Secondaria \u2013 65 milioni di anni fa \u2013 inizi\u00f2 un pi\u00f9 lento e\u00a0progressivo innalzamento dei fondali marini che port\u00f2 alla costituzione delle Alpi. Le\u00a0rocce, esposte agli agenti atmosferici, iniziarono a subire reazioni di erosione e\u00a0dissoluzione che portarono alla formazione di cavit\u00e0 e reticoli sotterranei molto estesi.\u00a0La successiva erosione da parte dei corsi d\u2019acqua superficiali \u2013 i progni \u2013 ha\u00a0determinato lo scavo delle valli, veri e propri canyon carsici, con la messa allo scoperto\u00a0di antiche condotte sotterrane.\u00a0Nei covoli di Marano sono presenti alcune tra le pi\u00f9 caratteristiche specie troglobie dei\u00a0Lessini, come il crostaceo isopode Androniscus degener e il millepiedi Trogloiulus\u00a0boldorii. Sulla dorsale che separa Ciacalda dalla Val Sorda, esistono altri siti di notevole\u00a0interesse geologico e naturalistico: il Coalo de la Veceta, la Grota dell\u2019Aloco, l\u2019Arco de\u00a0Pio e, in particolare modo, la Sengia de Rotolin, dalla quale si pu\u00f2 ammirare la<br \/>\nlussureggiante Valle dei Progni.<br \/>\nA met\u00e0 tra la formazione geologica e l\u2019ambiente antropico, si colloca, invece, la\u00a0sabionara di Ciacalda. Essa \u00e8 la rara testimonianza di una particolare attivit\u00e0 estrattiva\u00a0condotta nel territorio di Marano. Negli anfratti del terreno, in apposite cave, veniva\u00a0estratta una \u201csabbia\u201d molto fine, ricercata per la sua capacit\u00e0 abrasiva. Assieme alla\u00a0cenere, essa era ampiamente utilizzata, in assenza di detersivi, per detergere le stoviglie\u00a0e soprattutto le pentole. Lo scavo sotterraneo di questa sabbia ha fatto s\u00ec che si\u00a0formassero veri e propri cunicoli, alcuni visibili ancor oggi, altri crollati per\u00a0l\u2019inconsistenza del terreno.<br \/>\nIl paesaggio naturale \u00e8 completato da una flora molto varia, caratterizzata da una\u00a0vegetazione di boschi ad alto fusto, da prati e da zone coltivate a ciliegi e vigneti.L\u2019elemento di maggior pregio sta nel fatto che questa \u00e8 la zona con il pi\u00f9 alto numero di\u00a0orchidee selvatiche di tutta la provincia di Verona (26 specie rilevate dal GIROS \u2013 \u00a0Gruppo Italiano Ricerca Orchidee Selvatiche). Il quadro naturalistico di questa zona del\u00a0Parco \u00e8 completato dalla grande variet\u00e0 di uccelli, dettagliata nella sezione riguardante\u00a0la biodiversit\u00e0. L\u2019aspetto caratteristico \u00e8 dato dalla compresenza di alcune specie di\u00a0uccelli che normalmente vivono in habitat diversi. Tra tutti, si segnala la compresenza di\u00a0tre specie di picchi \u2013 verde, rosso maggiore e nero \u2013 e di quella del \u201crampichino\u201d con il\u00a0\u201crampichino alpestre\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La zona si distingue per un insediamento piuttosto rado, ma di antichissima origine,\u00a0addirittura preistorica. Se si esclude l\u2019impatto esercitato dalle cave di marna e di calcare\u00a0per il cementificio di Fumane, il paesaggio testimonia un rapporto particolarmente\u00a0equilibrato tra l\u2019uomo e l\u2019ambiente. 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