{"id":1920,"date":"2013-07-27T15:16:52","date_gmt":"2013-07-27T13:16:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/a\/?page_id=1920"},"modified":"2013-07-27T15:18:27","modified_gmt":"2013-07-27T13:18:27","slug":"olindo-falsirol-un-pioniere-delletnologia-in-italia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/a\/storia\/volti-di-marano\/olindo-falsirol-un-pioniere-delletnologia-in-italia\/","title":{"rendered":"Olindo Falsirol, un pioniere dell\u2019etnologia in Italia"},"content":{"rendered":"<div>\n<div id=\"post-516\">\n<p>di\u00a0<strong>Alberto Perconte Licatese<\/strong><\/p>\n<p>fonte: \u00a0<a href=\"http:\/\/www.albertoperconte.it\/?p=516\">http:\/\/www.albertoperconte.it\/?p=516<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla met\u00e0 degli anni Cinquanta, varcai la soglia del vetusto istituto \u201cTommaso di Savoia\u201d di S.Maria C.V.\u00a0<a href=\"http:\/\/www.albertoperconte.it\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/Falsirol.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" title=\"Olindo Falsirol\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.albertoperconte.it\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/Falsirol-150x150.jpg\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>per frequentare la scuola media inferiore statale, allora annessa al glorioso ginnasio liceo istituito. In quell\u2019antico convento secentesco, guardavo con timore riverenziale i rispettivi presidi, Luigi Pastore Stocchi (media inferiore) ed Alberto Bignone (ginnasio-liceo) e tutti i docenti. Ma una figura mi colpiva\u00a0 perch\u00e9, nonostante l\u2019invalidit\u00e0 alla gamba, aiutandosi col bastone, camminava e saliva le scale, con passo sicuro e con volto che emanava una luce di sapere profondo, di umanit\u00e0, di serenit\u00e0 interiore. L\u2019aspetto austero, la corporatura robusta, la fronte spaziosa, gli occhi chiari e lo sguardo intenso infondevano sicurezza e fiducia. Io non fui suo alunno, in quanto nella mia sezione si studiava il francese ed in cuor mio ero contento di non seguire tedesco, non per la paura dell\u2019insegnante di quella disciplina, ma per la maggiore difficolt\u00e0 della materia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il professore che si appoggiava al bastone era Olindo Falsirol, giunto in quell\u2019istituto nel 1933, lo stesso anno nel quale arriv\u00f2 mio padre, che fu suo caro collega ed amico per un quarto di secolo. Parecchi docenti allora venivano da lontano, Aric\u00f2 da Bergamo, Dracone da Alessandria, mio padre da Sciacca, Falsirol da Verona. Leggi diverse, tempi diversi, certo poteva essere scomodo, ma quella forma di koin\u00e9 culturale non era una cosa tanto malvagia, ora i professori sono tutti del posto, forse manca qualcosa\u2026 Negli anni dal 1937 al 1967, colleghi ed alunni apprezzarono le elevatissime doti intellettuali, morali e spirituali, avendo lasciato indelebile ricordo in varie generazioni di giovani. Il rigore della personalit\u00e0 e la profondit\u00e0 della dottrina non si traducevano in eccessiva severit\u00e0, anzi egli era seguito con attenzione e piacevolezza per l\u2019interesse che le lezioni suscitavano nei ragazzi puberi ed adoloscenti. Parecchi ricordano ancor oggi la lingua tedesca, grazie alla bravura del prof. Falsirol.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cosa pi\u00f9 originale, il prof. Falsirol era un ottimo docente di lingua e letteratura tedesca ed un valentissimo studioso e scrittore di etnologia. Il particolare si seppe solo quando, nel 1958, cominci\u00f2 ad insegnare questa materia nell\u2019Universit\u00e0 di Napoli, in qualit\u00e0 di libero docente, ed il sottoscritto, da studente universitario, sostenni il suo esame nel 1966. In quell\u2019occasione, egli si ricord\u00f2 dei miei familiari, in particolare di mio padre, e congedandomi mi sorrise e mi strinse la mano, non solo per il risultato pi\u00f9 che positivo, ma anche per il ricordo del collega ed amico scomparso, capendo che cosa significasse essere orfano di padre. Andato in pensione (1967), per giustificata nostalgia della terra natia, ritorn\u00f2 nel Veneto e vi rimase ancora per lunghi anni nella tranquillit\u00e0 di quei paesini incantati e nella serenit\u00e0 dell\u2019ambiente familiare, studiando e scrivendo opere, articoli, relazioni, che lasciarono un segno nella dottrina etnologica europea. Quasi centenario, mor\u00ec a Verona il 5 aprile 1995.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">* * *<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Olindo Falsirol, per uno dei tanti\u00a0<em>idola fori<\/em>, qui allora era considerato altoatesino da parecchi per tre motivi: il primo pi\u00f9 banale, perch\u00e9 aveva nome e cognome che sembravano germanici; il secondo pi\u00f9 verosimile, perch\u00e9 era dell\u2019<em>altissima<\/em>\u00a0 Italia, il terzo pi\u00f9 serio, perch\u00e9 insegnava lingua tedesca. Invece, veneto a tutti gli effetti, era nato il 3 ottobre 1896 a Concamarise in provincia di Verona. All\u2019et\u00e0 di tre anni, rimasto orfano di padre, con la madre si era trasferito a Bionde di Salizzole, presso la famiglia materna. Frequentate le scuole elementari a Legnano, quindi nel 1906 si era iscritto alla prima ginnasiale del liceo statale classico \u201cS.Maffei\u201d di Verona. Nel 1914 aveva conseguito il diploma di maturit\u00e0 classica con una votazione lusinghiera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Iscrittosi nella facolt\u00e0 di Giurisprudenza presso l\u2019Universit\u00e0 di Padova, all\u2019inizio del 1916, arruolatosi a Lecco e trasferito in prima linea ad Oslavia, presso Gorizia, nell\u2019agosto dello stesso anno, fu gravemente ferito e per lui cominci\u00f2 un\u2019odissea da un ospedale militare ad un altro, da un\u2019operazione ad un\u2019altra. Ottenne munificenze militari, che non servirono a curare l\u2019osteomielite, contratta per ferita d\u2019arma, solo gli giov\u00f2 un poco il soggiorno in alcune localit\u00e0 ricca di buon\u2019aria, sul lago di Garda\u00a0 e nella Volpolicella. Qui, intraprese gli studi di etnologia, approfond\u00ec la lingua greca ed impar\u00f2 da autodidatta lingua e letteratura tedesca. Ripresi gli studi giuridici a Padova, consegu\u00ec la laurea, discutendo una tesi di diritto civile. Nel 1933 vinse il concorso per l\u2019insegnamento di tedesco nelle scuole medie e gli fu assegnata la sede nel nostro liceo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vicenda di Olindo Falsirol, vissuta nella sua dura, tremenda e malinconica giovent\u00f9, \u00e8 emblematica e degna di essere additata come esempio, in quanto con la volont\u00e0 super\u00f2 le difficolt\u00e0 della condizione fisica menomata, compensata dalla carica spirituale ed intellettuale, grazie alla quale dedic\u00f2 la vita allo studio e divenne uno scienziato di livello europeo. Egli, avendo capito che non poteva vivere con l\u2019etnologia, insegn\u00f2 tedesco e nello stesso tempo studi\u00f2 l\u2019etnologia, scienza che comprendeva storia, geografia, greco, biologia, filosofia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">*\u00a0 *\u00a0 *<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019etnologia, scienza fondata dal francese P.P.Broca che, nell\u2019opera\u00a0<em>Recherches sur l\u2019hibredit\u00e9 animale<\/em>\u00a0 (1860), ebbe il merito di trarla dall\u2019antropologia e salutarla come disciplina autonoma, in Italia era\u00a0<em>fere incognita<\/em>.\u00a0 All\u2019estero, sul finire dell\u2019Ottocento, vari studiosi, specie dietro la spinta della suggestiva teoria di Ch.Darwin, fondarono la scuola evoluzionista (L.H.Morgan, A.Lang, T.Waitz). In seguito, per merito essenziale della monumentale opera del tedesco F.Ratzel (<em>Anthropogeographie<\/em>, 1890), nella prima met\u00e0 del Novecento gli studi di etnologia si articolarono in diverse scuole, tra le quali ebbe pi\u00f9 seguito quella storico-culturale (F.Graebner, B.Ankermann, G.Montandon) e, negli anni Trenta, a causa della dicotomia tra antropologia culturale e sociale, nacquero vari indirizzi, come l\u2019etnolinguistica, l\u2019etnoeconomia, l\u2019etnofilosofia, l\u2019etnopsicologia, l\u2019etnopolitogiuridica, l\u2019etnostoria. In merito all\u2019evoluzione della disciplina, a partire dagli anni Sessanta, gli indirizzi funzionalista e strutturale si contesero il campo in Europa ed in America, con interessanti esiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando in Italia gli studiosi di etnologia si contavano sulle punte delle dita (tra cui R.Biasutti, P.Laviosa, V.Grottanelli, G.Tucci e G.M.Manzini), Falsirol fu un vero pioniere che approd\u00f2 a quella novella disciplina, grazie alla preparazione classica-umanistica poderosa, alla conoscenza profonda della storia e della filosofia, la padronanza della lingua tedesca, alla capacit\u00e0 intellettiva non comune ed alla volont\u00e0 ferrea, dimostrate gi\u00e0 dai tempi dell\u2019adolescenza. I suoi studi si concretarono non solo nella libera docenza, ma anche nelle opere maggiori, che scrisse e pubblic\u00f2 nei decenni centrali del secolo scorso, ed in una quantit\u00e0 di articoli, estratti, interventi e contributi \u201cminori\u201d, in sintonia con le tendenze dell\u2019epoca, in particolare la etnopsicologia.\u00a0 Mi limito a citare le sei opere principali, vale a dire\u00a0<em>Il totemismo e l\u2019animalismo dell\u2019anima<\/em>\u00a0 (Napoli 1941),\u00a0<em>L\u2019individuo la societ\u00e0 e lo spirito<\/em>\u00a0 (S.Maria C.V. 1950),\u00a0<em>Indagini sull\u2019animismo primitivo<\/em>\u00a0 (Verona 1953),\u00a0<em>Problemi omerici<\/em>\u00a0 (Napoli 1958),\u00a0<em>Il mondo primitivo<\/em>\u00a0 (S.Maria C.V. 1962);<em>Etnologia<\/em>\u00a0 (S.Maria C.V. 1964). Falsirol merit\u00f2 il plauso degli studiosi pi\u00f9 famosi italiani e stranieri, come J.Imbelloni, W.Giese, P.M. Schulien, I.Maringer, E.Pasoli, G.Tucci, O.Menghin, G.M.Manzini, M.Brunetti, i quali, recensendone le opere sulle riviste specializzate dell\u2019epoca, apprezzarono la profondit\u00e0 della dottrina e le intuizioni che fecero progredire gli studi di tale disciplina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<\/div>\n<div id=\"comments-wrap\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Alberto Perconte Licatese fonte: \u00a0http:\/\/www.albertoperconte.it\/?p=516 Alla met\u00e0 degli anni Cinquanta, varcai la soglia del vetusto istituto \u201cTommaso di Savoia\u201d di S.Maria C.V.\u00a0per frequentare la scuola media inferiore statale, allora annessa al glorioso ginnasio liceo istituito. 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