{"id":3588,"date":"2020-07-25T12:08:07","date_gmt":"2020-07-25T10:08:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/a\/?page_id=3588"},"modified":"2020-07-25T12:08:08","modified_gmt":"2020-07-25T10:08:08","slug":"guido-zamboni","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/a\/storia\/volti-di-marano\/guido-zamboni\/","title":{"rendered":"Guido Zamboni"},"content":{"rendered":"\n<p><b>dall&#8217;Arena del 06 04 2010<\/b><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium\" src=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/contrade\/pezza\/zambon1.jpg\" alt=\"Guido Zamboni   dall'Arena del 06 04 2010\" width=\"779\" height=\"798\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>MITO. Spirito libero ed errante, lasciava la casa di Pezza agli affittuari e vagava per le citt\u00e0<br \/><br \/>Aveva la licenza d\u2019artista per vivere da vagabondo<br \/>Lorenza Costantino<br \/>Guido Zamboni gir\u00f2 Italia e Africa con la patente da musicista ambulante, unico modo per evitare rappresaglie del regime. Mor\u00ec da vero filantropo<br \/>Marted\u00ec 06 Aprile 2010 PROVINCIA, pagina 27<br \/>Guido Zamboni (1905-1982)| Un libretto bancario del 1937 emesso all\u2019Asmara (Eritrea)Tra compaesani ci si conosceva e ci si fidava: le porte restavano aperte e quando si tornava a casa si salutava il vicino. Le sorelle Daniela e Annamaria Marchesini, allora bambine a Pezza di Marano, lo vedevano passare spesso, in via la T\u00f2rta, quando non era in giro per il mondo, il famoso Guido Zamboni, classe 1905. Zamboni salutava le bambine e prendeva le scale per raggiungere il suo alloggio: in solaio. Zamboni si era sistemato spartanamente, anche se era il proprietario della casa: gli bastava poco spazio, cos\u00ec poteva affittare gli altri locali alla famiglia delle ragazzine. Tanto a Pezza ci stava poco: ai Morti, a Natale e per la spigolatura dell&#8217;uva. Per tutto il resto dell&#8217;anno, Guido spariva dal borgo nativo per girare l&#8217;Italia con l&#8217;inseparabile licenza di suonatore ambulante. Era il personaggio pi\u00f9 singolare dell&#8217;intera vallata, una figura mitica nella sua evanescenza, di cui i maranesi nutrivano una riverente simpatia. Le due bambine ricevevano da lui cartoline stupende, che tuttora conservano: Rapallo, Genova, Savona, Modena, Lecco, Parma, Bergamo, Sanremo&#8230; scriveva semplicemente: \u00abSaluti\u00bb o \u00abAuguri\u00bb.<br \/>LIBERO \u00abAllergico alla vita sedentaria\u00bb, lo definisce Adolfo Lonardi, l&#8217;impiegato comunale che, con un timbro e una marca da bollo, rinnov\u00f2 annualmente la licenza di suonatore, sempre tra il 15 e il 20 dicembre, fino a pochi anni prima della morte di Zamboni, avvenuta nel 1982. Il musico ambulante si presentava in paese con magnifici strumenti costruiti con le sue mani, soprattutto chitarre e mandolini. Sulla licenza, ricorda Lonardi, c&#8217;era scritto \u00absuonatore ambulante &#8211; spettacolo viaggiante\u00bb. Quel foglio era prezioso per Zamboni: rappresentava la sua libert\u00e0. Ai tempi della dittatura fascista, quando l\u2019uomo inizi\u00f2 a vagabondare seguendo il suo istinto, rischiava a ogni passo l\u2019accusa di \u00abcomportamento contrario all&#8217;ordine pubblico\u00bb. Il regime non tollerava girovaghi. Per girare senza rischiare multe e arresto, Zamboni trov\u00f2 questo sietema: farsi autorizzare all\u2019attivit\u00e0 ambulante, con regolare licenza. Spirito libero ed errante, ma con dignit\u00e0. \u00abNon chiese mai l&#8217;elemosina, tantomeno venne inserito nel registro degli assistiti del Comune\u00bb, ricorda l\u2019ex impiegato municipale. \u00abViveva del suo mestiere\u00bb. E curava molto il proprio aspetto, come si conviene a un artista: \u00abTalvolta indossava una giacca di velluto\u00bb. I compaesani ricordano che d&#8217;estate si recava soprattutto sulla costa ligure, per suonare nei ristoranti musiche famose oppure composte da lui stesso. \u00abA Sanremo\u00bb, ricorda Daniela Marchesini, \u00abcomprava i dischi e gli spartiti del festival\u00bb.<br \/>Guido era l&#8217;erede di Bonfiglio Zamboni, eccellente falegname, sposato con Giuseppina Fantin. Dal padre, Guido aveva assorbito l&#8217;arte di lavorare il legno. \u00abIl marchio di Bonfiglio su una ruota di carro\u00bb, ricorda Lonardi, \u00abera garanzia di indistruttibilit\u00e0\u00bb. Figlio d&#8217;arte, Guido applic\u00f2 le sue conoscenze al campo musicale, iniziando a costruire ogni sorta di strumento. Passando da Cremona, nel suo peregrinare, i famosi liutai di quella citt\u00e0 gli chiesero di fermarsi a bottega da loro. Ma lui rifiut\u00f2.<br \/>Nella famiglia Zamboni c&#8217;era anche una sorella, Maria, sposatasi in tarda et\u00e0 e trasferitasi con il marito in contrada Cona di Sant&#8217;Anna d&#8217;Alfaedo. Senza figli, mor\u00ec pochi anni dopo il fratello. Guido, invece, non si era mai ammogliato, pur essendo un bell&#8217;uomo, alto e piacente. Essere sempre in viaggio, diceva, ti rende un gentiluomo. Ma metter su famiglia, o avere un lavoro \u00abnormale\u00bb, rientrava in quella serie di vincoli sociali cui Zamboni fin da giovane aveva deciso di non piegarsi. Per badare alla casa in sua assenza, a un certo punto Guido decise di prendersi una domestica, conosciuta in paese come la Emma. Era una vedova originaria del Lago di Garda, pi\u00f9 anziana di lui e cieca da un occhio: puliva e lavorava a maglia.<br \/>Zamboni, nella sua vita da vagabondo, non teneva con s\u00e9 contanti, se non il minimo indispensabile. Aveva aperto piccoli depositi nelle banche delle citt\u00e0 in cui si recava pi\u00f9 spesso: vi versava l&#8217;incasso degli spettacoli tenuti sul posto. Nella sua valigia, custodiva tutti i libretti di risparmio, per poter prelevare il denaro che gli occorreva durante i suoi spostamenti. Non accumul\u00f2 mai grandi cifre in banca. Ma in tal modo viaggiava tranquillo e senza il timore di borseggi. Attraverso l&#8217;esame di questi documenti, archiviati dal Comune di Marano dopo la morte di Zamboni, emerge anche una parentesi africana, testimoniata dal libretto della Banca di Roma emesso dalla filiale di Asmara, in Eritrea.<br \/>AFRICANO A Marano, per\u00f2, di questo particolare sembra essersi persa la memoria. Tra i paesani pi\u00f9 anziani, c&#8217;\u00e8 chi ipotizza che Zamboni si fosse accodato alle truppe italiane durante la spedizione militare che part\u00ec dall\u2019Eritrea per la conquista dell\u2019Etiopia. Forse, nella sua immensa curiosit\u00e0, sfrutt\u00f2 l&#8217;occasione per metter piede in un continente sconosciuto.<br \/>\u00abZamboni continu\u00f2 a fare il suonatore ambulante fino a quando le forze glielo permisero\u00bb, racconta Adolfo Lonardi. \u00abInfine, un paio d&#8217;anni prima di morire, fu accolto nella casa di riposo di Valgatara. Lasci\u00f2 in eredit\u00e0 al Comune la sua casa, come ricompensa per l&#8217;assistenza ricevuta, ma con il patto che fossero istituiti corsi di musica per i giovani\u00bb.<br \/>\u00abI soldi sparsi per l&#8217;Italia\u00bb, conclude Lonardi, \u00abfurono impossibili da recuperare. Per\u00f2 dalla vendita dell&#8217;abitazione si ricav\u00f2 il denaro necessario per ampliare la casa di riposo. E furono avviati anche i corsi musicali\u00bb. Il Comune, qualche anno fa, ebbe la necessit\u00e0 di intitolare una nuova via. Non ci furono discussioni: la strada porta il nome di Guido Zamboni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"parent":330,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-3588","page","type-page","status-publish","hentry","nodate","item-wrap"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/a\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/3588","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/a\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/a\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/a\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/a\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3588"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/a\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/3588\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3589,"href":"https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/a\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/3588\/revisions\/3589"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/a\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/330"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/a\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3588"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}