{"id":44,"date":"2012-10-03T18:58:38","date_gmt":"2012-10-03T16:58:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/a\/?page_id=44"},"modified":"2012-10-19T23:07:16","modified_gmt":"2012-10-19T21:07:16","slug":"storia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/a\/storia\/","title":{"rendered":"La Storia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Una fra le paesaggisticamente pi\u00f9 belle di tutta la Valpolicella, la valle di Marano colpisce il visitatore per la sua amenit\u00e0. Una serie di poggi ne caratterizza infatti l&#8217;ambiente, plasmato in dolci declivi, su cui si innalza, ma anch&#8217;essa rotondeggiante, la mole del monte Castelon, testimone di un&#8217;intensa attivit\u00e0 vulcanica che ebbe ad interessare la valle sul finire dell&#8217;era Secondaria e nella prima met\u00e0 di quella Terziaria. Paesaggio ampio e <a href=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/immagini\/vallata-01.jpg\" data-lbwps-width=\"800\" data-lbwps-height=\"600\" data-lbwps-srcsmall=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/immagini\/vallata-01.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/immagini\/vallata-01.jpg\" alt=\"\" width=\"288\" height=\"216\" \/><\/a>dolce, dunque, che spazia sulla sottostante pianura. Il Comune di Marano di Valpolicella (kmq 18,63) occupa con il suo territorio tutta questa valle che sta fra quella del Progno di Fumane e quella del Progno di Negrar. E una valle che, situata nel cuore della Valpolicella, si apre largamente a mezzogiorno dove sono coltivati viti e ciliegi, ma dove alligna con un certo successo anche l&#8217;olivo. I suoi abitanti, che assommano a poco meno di tremila, sono per lo pi\u00f9 distribuiti in piccoli nuclei e in case sparse, come si conviene ad una popolazione che, fino a non molti anni fa, era prevalentemente dedita all&#8217;agricoltura. Fino a non molti anni fa: perch\u00e9 adesso anche qui l&#8217;agricoltura \u00e8 praticata da pochi, in moderne aziende che producono il fior fiore dei recioti della zona e ciliegie fra le pi\u00f9 apprezzate di tutto il Veronese, il resto della popolazione industriandosi invece presso aziende del secondario e del terziario, in loco e nei vicini Comuni della Valpolicella. Moderne aziende agricole, quelle sopravvissute, che sanno sposare tradizione e progresso, badando alla qualit\u00e0 dei prodotti ancor prima che alla quantit\u00e0.I nuclei abitati principali sui quali convergono contrade e singole corti: Valgatara (con Paverno, Agnela, Badin, Canova, Fasanara, Gnirega, Maregnago, Molino, Pozzo, Torre e Villa), Prognol, Marano (con Canzago, Cotto e Ravazzol), Purano (con Ziviana, Gazzo, Cornal), Pezza, S. Rocco (con Carazzole e Tonei) e Mondrago . Molte di queste contrade o corti &#8211; che si sono salvate da recenti distruzioni edilizie &#8211; testimoniano ancora di una civilt\u00e0 contadina che aveva saputo fare, anche del fatto abitativo, un qualche cosa di molto organico e funzionale.<br \/>\nAssai caratteristico \u00e9 ad esempio, sopra ogni altro, l&#8217;antico abitato di Mondrago, uno dei pi\u00f9 conservati villaggi di pietra della Lessinia, essendo posto appunto nella parte pi\u00f9 alta del Comune, l\u00e0 dove la Valpolicella finisce per trascolorare in zona montana, gi\u00e0 regno dei boschi e dei pascoli ed ora territorio economicamente depresso, a causa dell&#8217;abbandono di attivit\u00e0 tradizionali, con conseguente emorragia di quella popolazione che, fino a non molti decenni fa, vi insisteva relativamente numerosa, dedita soprattutto al taglio dei boschi e all&#8217;allevamento del bestiame.<br \/>\nLa situazione di un tempo \u00e9 del resto ben descritta, per tutto il Comune, da una guida di cent&#8217;anni orsono: &#8220;si stende il territorio di questo Comune nella parte media del distretto (di San Pietro in Cariano) con carattere in tutto montuoso; &#8230; e fertile \u00e9 ben coltivato: d\u00e0 uve, cereali, gelsi, alberi da frutta, legumi e patate. Industrie locali sono quelle attinenti la produzione del vino, dei latticini e del piccolo bestiame da cortile&#8221;. Numerosissime sono, nel territorio, le testimonianze preistoriche: Ravazzol, Boschetti, Monte Castelon, San Rocco, Pizzol, Monte Per, Castel Besin, Monte Noroni, Mondrago, Porcarola e Ciacalda, Covolo dei Pani, sono tutte localit\u00e0 che hanno restituito selci, ceramiche, ossa, bronzi ed altri materiali oggi al Museo di Sant&#8217;Anna d&#8217;Alfaedo, al Museo di Verona e alla Soprintendenza alle Antichit\u00e0 delle Venezie. Il merito di questi ritrovamenti va soprattutto ad Olindo Falsirol, a Raffaello Battaglia, a Francesco Zorzi, a Luciano Salzani, a Leone Fasani, che in Valpolicella hanno continuato una tradizione di scavi avviata ancora nel secolo scorso da Stefano de Stefani. Ad esempio uno scavo di saggio sul monte Castelon di Marano ha posto di recente in luce una successione stratigrafica che comprende un orizzonte protoveneto, un orizzonte della tarda et\u00e0 del Ferro ed un orizzonte medioevale.<a href=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/immagini\/valgatara\/valgatara-06.jpg\" data-lbwps-width=\"800\" data-lbwps-height=\"600\" data-lbwps-srcsmall=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/immagini\/valgatara\/valgatara-06.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" src=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/immagini\/valgatara\/valgatara-06.jpg\" alt=\"\" width=\"288\" height=\"216\" \/><\/a><br \/>\nParticolarmente interessanti sono apparsi di questo saggio i materiali dell&#8217;orizzonte protoveneto che presentano caratteristiche tipologiche molto elaborate e sembrano preludere alcuni motivi della vera e propria et\u00e0 del Ferro. Pur aprendo problemi e prospettive nuove, la quantit\u00e0 dei materiali non \u00e8 stata tuttavia sufficiente a determinare e specificare meglio l&#8217;orizzonte di passaggio dall&#8217;et\u00e0 del Bronzo finale all&#8217;et\u00e0 del Ferro.<br \/>\nDurante l&#8217;epoca romana la valle era parte di quel Pagus degli Arusnati che si estendeva su tutta l&#8217;odierna Valpolicella. Proprio sul Castelon di Marano &#8211; pressappoco ove ora sorge la chiesa di Santa Maria Valverde &#8211; sul pendio del monte che guarda dunque San Rocco, sorgeva un tempio dedicato a Minerva i cui resti apparvero negli scavi del 1836 ed erano ancora visibili nel 1929. Poich\u00e9 pu\u00f2 essere utile una migliore localizzazione dei resti, vediamo quanto scrive al riguardo Olindo Falsirol: &#8220;l\u00ec tempio si trovava a sinistra di chi, scendendo dalla chiesetta di Santa Maria, si diriga a San Rocco per la stradetta che percorre il versante meridionale e poi orientale del monte.<a href=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/immagini\/mondrago\/mondrago-02.jpg\" data-lbwps-width=\"800\" data-lbwps-height=\"600\" data-lbwps-srcsmall=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/immagini\/mondrago\/mondrago-02.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" src=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/immagini\/mondrago\/mondrago-02.jpg\" alt=\"\" width=\"288\" height=\"216\" \/><\/a><br \/>\nPrecisamente sorgeva poco addentro dove ora \u00e8 la coara, spesso ridotta a scavezzaia, che viene imboccata dalla processione quando questa, nel giorno della festa della Madonna, gira attorno al monte stesso&#8221;. Poi, come spesso succede, abbattuto ancora in et\u00e0 altomedioevale il tempio a Minerva, venne costruito, in suo luogo, un piccolo santuario dedicato alla Vergine Maria che via via, di trasformazione in trasformazione, giunse fino a noi. Il simulacro della Madonna che si venera attualmente nella chiesetta &#8211; che per la sua posizione panoramica domina tutta la Valpolicella occidentale &#8211; risale al 1516 e, come dice l&#8217;iscrizione, fu fatta eseguire dalla Compagnia di Santa Maria della Valverde del Castello di Marano. Un notevole rifacimento di questo sacello va registrato nel 1682 come si pu\u00f2 anche in tal caso rilevare da una iscrizione posta sopra l&#8217;altare maggiore. Durante il periodo scaligero Marano ed il suo castello furono infeudati a Federico della Scala, conte della Valpolicella. Per una congiura tramata da Federico nei confronti di Cangrande, il conte venne poi bandito e il Castello di Marano fu abbattuto per non risorgere pi\u00f9. Resti delle strutture del maniero affiorano comunque ancora nei pressi del Castelon e meriterebbero anzi maggiori attenzioni in relazione ad una loro messa in luce. Ricorda Gian Maria Varanini come il Castello di Marano, menzionato per la prima volta (indirettamente) nel 1213, venisse distrutto dal noto terremoto del gennaio 1222. Della successiva ricostruzione non si ha notizia; tuttavia nella seconda met\u00e0 del Duecento esso era in efficienza e &#8211; unico fra i castelli della Valpolicella &#8211; sorvegliato permanentemente da una guarnigione.<br \/>\nAncora Varanini soggiunge che, anteriormente al 1288, furono svolti lavori imprecisati di rafforzamento (&#8220;occasione fortezze castri Marani&#8221;); e nel suo testamento del 1339, poi, Federico della Scala ricorda il &#8220;laborerium castri mei Marani&#8221;, espressione che sembra alludere, considerato l&#8217;uso del termine &#8220;laborerium&#8221; che si fa nelle fonti veronesi basso-medievali, ad un intervento di una certa consistenza, da datarsi probabilmente al quindicennio (1311-1325) della &#8220;sovranit\u00e0&#8221; di Federico sulla valle; il ricovero in esso di un cospicuo stock di frumento, appartenente ai comuni della Valpolicella; nonch\u00e9 la &#8220;diruptio&#8221; del castello medesimo (1325, verosimilmente). Da allora, non si ha pi\u00f9 notizia di un suo uso a fini militari o residenziali, ma nei primi decenni del Quattrocento, infine, il castello di Marano \u00e9 ricordato in un elenco di &#8220;castra Verone&#8221;. Insomma i suoi resti dovevano essere ancora ben riconoscibili, se nella visita pastorale di Ermolao Barbaro (met\u00e0 Quattrocento) la chiesa di santa Maria di Minerbe \u00e9 ubicata &#8220;in Valleversa sive in castro&#8221;.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/immagini\/santamaria\/castel-01.gif\" data-lbwps-width=\"250\" data-lbwps-height=\"352\" data-lbwps-srcsmall=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/immagini\/santamaria\/castel-01.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" title=\"La campana di Federico della Scala, fusa nel 1321 per la torre del suo castello di Marano.\" src=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/immagini\/santamaria\/castel-01.gif\" alt=\"La campana di Federico della Scala, fusa nel 1321 per la torre del suo castello di Marano.\" width=\"150\" height=\"211\" \/><\/a>Cessata la Signoria degli Scaligeri nel 1402, dopo varie vicende, Verona, per spontanea dedizione (1405), pass\u00f2 alla Serenissima Repubblica di Venezia. Durante questo periodo la Valpolicella costitu\u00ec un Vicariato, con sede in S.Pietro Incariano. Uno dei Vicari pi\u00f9 celebri fu Jacopo da Marano che, in occasione della guerra trala Repubblica Venetae il Ducato di Milano, si distinse per fierezza e coraggio nel presidio della Chiusa, presso Volargne. Sotto il dominio della Serenissima, il Vicariato della Valpolicella godette di operosa tranquillit\u00e0 che, si pu\u00f2 dire, ben di rado fu turbato e dur\u00f2\u00a0 sino al 1805 quando le vittoriose truppe francesi imposero una nuova distinzione amministrativa. Tale situazione amministrativa rimase immutata anche con il ritorno del dominio austriaco.Nel 1866, con l&#8217;unione del Veneto al Regno d&#8217;Italia, Marano inizia la sua autonoma vita di comune.<br \/>\nNumerose sono le chiese disseminate nella valle. Salendo da San Floriano, la prima che incontriamo \u00e9 in localit\u00e0 Pozzo: dedicata a San Marco, essa rivela la sua origine romanica nelle strutture architettoniche ed in particolare nel bel campanile, mentre l&#8217;interno si adorna di affreschi trecenteschi di buona fattura. In uno dei suoi fianchi \u00e8 infisso un voto romano dedicato a Giove che fu forse, a suo tempo, raccolto nei pressi, e che testimonierebbe in questo caso, dunque, la preesistenza di un sacello pagano nello stesso luogo ove poi sarebbe sorto il sacello cristiano.<a href=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/immagini\/santamaria\/smaria-01.jpg\" data-lbwps-width=\"800\" data-lbwps-height=\"600\" data-lbwps-srcsmall=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/immagini\/santamaria\/smaria-01.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" src=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/immagini\/santamaria\/smaria-01.jpg\" alt=\"\" width=\"288\" height=\"216\" \/><\/a><br \/>\nA Valgatara la chiesa parrocchiale, dedicata ai santi Fermo e Rustico, \u00e8 pure di origine medioevale: \u00e8 parrocchia, smembrata dalla Pieve di San Floriano, dal 24 dicembre1797. L&#8217;architettura della chiesa odierna \u00e8 ottocentesca:\u00a0 fu\u00a0 realizzata\u00a0 su\u00a0 disegno\u00a0 dell&#8217;architetto Francesco Ronzani nel 1854, aggiungendo due navatelaterali e un&#8217;abside rotonda ad un edificio forse quattrocentesco. Nel 1944, su progetto dell&#8217;architetto Francesco Banterle, la chiesa \u00e8 stata allungata e innalzata fino a raggiungere le attuali dimensioni.<br \/>\nMarano, gi\u00e0 parrocchia nel 1454, aveva una sua chiesa settecentesca che tuttora, pur priva dell&#8217;arredo e abbandonata, si pu\u00f2 vedere accanto al nuovo tempio edificato tra il 1922 e il 1924 su disegno di don Giuseppe Trecca. A forma di croce greca con cupola alta quasi trenta metri, essa ha buone decorazioni dei pittore Aldo Tavella eseguite fra il 1944 e il 1945. Da questa parrocchia dipendono anche le chiese di San Giorgio in contrada Purano (sec. XV), di San Carlo in contrada Canzago &lt;sec. XVII) e di Sant&#8217;Eustachio in contrada Prognol.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/immagini\/valgatara\/valgatara-02.jpg\" data-lbwps-width=\"527\" data-lbwps-height=\"348\" data-lbwps-srcsmall=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/immagini\/valgatara\/valgatara-02.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/immagini\/valgatara\/valgatara-02.jpg\" alt=\"\" width=\"284\" height=\"188\" \/><\/a>Numerose, nel territorio comunale, anche le ville, due delle quali in localit\u00e0 Canzago, le altre sei a Valgatara. Villa ex Lorenzi, in contrada Canzago, \u00e8 dell&#8217;architetto Luigi Trezza. La costruzione \u00e8 della fine del XVIII secolo, o del principio del XIX, e ripete i motivi architettonici sanmicheliani. Anche villa Rizzini, gi\u00e0 Porta, sempre in contrada Canzago, \u00e8 bella e pittoresca costruzione settecentesca, notevole per la facciata con porte e finestre bugnate, con elegante scala esterna a quattro rampe, balaustra in tufo e poggioli in ferro, e per il duplice loggiato rustico che si sviluppa sul fianco orientale, mentre ad occidente un&#8217;ala si prolunga verso la strada terminando nella semplice facciata dell&#8217;oratorio di San Carlo.<br \/>\nCircondata in passato da una vasta propriet\u00e0 terriera e da un giardino con fontane, ora scomparso, restano in questa villa gli stemmi comitali dei Porta, che diedero il nome ad una vicina contrada. Le altre sei ville, in Valgatara, sono villa ex Graziani, villa Campagnola, villa Raisa Rimini, villa Silvestri, villa Fasanara, villa il Castello. Villa ex Graziani, pare sia stata costruita nel 1826 su disegno dell&#8217;architetto Giuseppe Barbieri: \u00e8 bella, poderosa ed equilibrata costruzione di linee classiche che ripetono gli schemi sanmicheliani. Villa Campagnola \u00e8 vasto e pittoresco edificio diviso in due parti: su quella occidentale sporge una loggia architravata con sottostante portico ad archi e pilastri bugnati, di tipo sanmicheliano, e un&#8217;ala si protende in avanti a formare il rustico, attraversato dall&#8217;atrio d&#8217;ingresso con solenne portone. Nella parte orientale dell&#8217;edificio vi \u00e8 una scala esterna a due rampe e lo stemma dei conti Soardi, antichi proprietari. Villa Raisa Rimini fu costruita intorno al 1880: \u00e8 di linee classiche, sobrie ed eleganti. Ha intorno un piccolo parco. Villa Silvestri fu costruita anch\u2019essa verso il 1880, secondo gli schemi classici, con linee architettoniche semplici ma eleganti. Ha intorno un parco giardino. Notevole \u00e8 il complesso di villa &#8220;La Fasanara&#8221;. Ha una parte pi\u00f9 vecchia, quella a portico e loggia con l&#8217;alta colombaia ornata di belle cornici in cotto, certamente quattrocentesche. La localit\u00e0 per\u00f2 \u00e8 ricordata in documenti molto pi\u00f9 antichi, e pare derivi il suo nome da una riserva di caccia del re Berengario, che nel secolo X aveva nel vicino San Floriano una villa. La costruzione quattrocentesca ha tre arcate nel portico, sei nella loggia e due piccole finestre rotonde in alto, sotto la gronda, tra i resti d&#8217;una decorazione pittorica che doveva ricoprire tutta la facciata, e di cui \u00e9 traccia anche sulla colombaia.\u00a0Villa &#8220;Il Castello&#8221; infine \u00e8 un grande edificio, chiamato &#8220;il Castello&#8221; forse perch\u00e9 costruito sul sito di un antico maniero. Ora adibita a casa colonica, in passato fu dimora padronale ed ha in facciata due quadrifore a pilastrini rustici che sormontano ciascuno due archi di portico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una fra le paesaggisticamente pi\u00f9 belle di tutta la Valpolicella, la valle di Marano colpisce il visitatore per la sua amenit\u00e0. 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