{"id":647,"date":"2012-10-23T21:42:56","date_gmt":"2012-10-23T19:42:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/a\/?page_id=647"},"modified":"2012-10-23T21:55:36","modified_gmt":"2012-10-23T19:55:36","slug":"encaenia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/a\/parrocchie-2\/parrocchia-di-marano\/encaenia\/","title":{"rendered":"Encaenia"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><span style=\"font-size: 300%;\"><strong>ENCAENIA<\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: x-large;\"><strong>DEL\u00a0<\/strong><\/span><span style=\"font-size: xx-large;\"><strong>TEMPIO\u00a0<\/strong><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><strong>DI\u00a0<\/strong><\/span><span style=\"font-size: xx-large;\"><strong>MARANO VALPOLICELLA<\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: xx-small;\"><strong>EEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE\u00a0<\/strong><\/span><span style=\"font-size: large;\"><strong>30 NOVEMBRE 1924\u00a0<\/strong><\/span><span style=\"font-size: xx-small;\"><strong>EEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEI<\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: xx-large;\">Posa della prima pietra<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: x-large;\">28 SETTEMBRE 1922<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>La vallata ubertosa, vera Tempe veronese, era ieri insolitamente animata. Da Minerbio, da S. Rocco, dal Castelon, dalla piazza scendevano carri, biciclette, capannelli, con segni di festa, con pennacchi e tracolle, fino a S. Floriano.<br \/>\nSi attendeva Mons. Corsini, che da Verona giunse in auto, accompagnato dal cancelliere di curia, prof. Venturi, dal parroco e dal sindaco. Presso alla piazza si form\u00f2 il corteo, in cui spiccavano numerosi i confratelli in uniforme. Dopo la visita in Chiesa, la processione si avvi\u00f2 al luogo della prima pietra. Parecchi sacerdoti delle convalli, e il venerando V. F. di S. Floriano, venuti per decorare la cerimonia, precedevano il Vescovo mitrato. l\u00ec tempo lagrimoso si rasseren\u00f2, e il sole illumino&#8217; un quadro commovente.<br \/>\nSui monticelli dello sterrato, negli avvallamenti delle fondazioni, gi\u00e0 presso alla fine; sui pontili congiungenti i fossati, era un formicolio da&#8217; pi\u00f9 vari colori. I ragazzi; poi sugli steccati, sugli arboscelli superstiti all\u2019eccidio del brolo parrocchiale, agitavano i rami delle siepi, facean capolino dai finestrini del campanile, pendevano, grappoli umani, dalla cella campanaria; perfino dalla nicchia di S. Luigi del demolito oratorio, avea trovato nuovi inquilini, in un pap\u00e0 che teneva in braccio la bambina.<br \/>\nNel silenzio generale dell&#8217;attesa, dopo il suono festoso delle campane salutanti l&#8217;arrivo del Vescovo, s&#8217;udirono i rintocchi delle tre. Il parroco, rasserenato come il cielo dopo le ansie per la concordia, lesse, scandendo, la pergamena: &lt;&lt; L&#8217;anno 1922 &#8211; essendo &#8211; Sommo Pontefice Pio XI &#8211; Re Vittorio Emanuele III &#8211; Vescovo il Card. Bart. Bacilieri &#8211; Parroco d. Giuseppe Galvani Sindaco Zardini Giuseppe &#8211; l&#8217;Ausiliare Vescovo &#8211; S. E. Mons. Giordano Corsini &#8211; il 28 settembre &#8211; pose e benedisse la prima pietra &#8211; di questo tempio &#8211; intitolato ai santi Pietro le Paolo &#8211; che i fedeli di Marano &#8211; erigeranno con loro offerte &#8211; per mezzo di Astori e Cabrini impresari &#8211; sotto la direzione dell&#8217;ing. Luigi Marconi &#8211; su disegni del sac. Giuseppe Trecca.<br \/>\n&lt;&lt; Faccia Iddio ch&#8217;entro un anno \u2013 poniamo l&#8217;ultima &gt;&gt;.<br \/>\nDopo la posa sull\u2019angolo del pilone che regger\u00e0 l&#8217;arco del presbitero, dopo la benedizione ascoltata in religioso silenzio, il Vescovo parl\u00f2: &lt;&lt;tu sei Pietro, e su questa pietra edificher\u00f2 la mia Chiesa. La pietra che posi, indica il fondamento, la fede. Se non \u00e8 stabile il fondamento vacilla l&#8217;edificio. Perch\u00e8 cadeva la vostra Chiesa? Perch\u00e8 manc\u00f2 il fondamento. Ma questa a correggere il sottosuolo ha fondamenta sode, armate durature. Simbolo del vostro tempio spirituale. Vedo sui blocchi di pietra del tempio materiale, le pietre vive del tempio spirituale. Sorger\u00e0 l\u2019uno e l&#8217;altro se sar\u00e0 ferma la fede. E Dio v&#8217;aiuter\u00e0 se gli sarete fedeli: ne\u2019 bestemmie, ne&#8217; disonesta.<br \/>\n&lt;&lt;Il voto espresso nella pergamena che entro un anno il tempio sia finito, sar\u00e0 benedetto in cielo, se voi benedite Dio in terra. Auspice di tale benedizione; vi benedico a nome del Cardinale che rappresento, e che in spirito \u00e8 fra voi, lieto della vostra fede, e dello slancio con cui accoglieste chi viene in nome di Dio, a nome di lui &#8220;.<br \/>\nDopo ci\u00f2 impart\u00ec la benedizione col Santissimo, portato l\u00e0 processionalmente sotto il baldacchino.<br \/>\nAppena il Corteo ritorn\u00f2 alla chiesa, e il popolo sfoll\u00f2, il cielo, che aveva sospeso il suo pianto, si commosse nuovamente.<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: x-large;\"><strong>*<br \/>\n**<\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Al simposio in canonica, n\u00e8 parroco, n\u00e8 sindaco, n\u00e8 fabbricieri, n\u00e8 impresario posero dubbi sui denari: il dubbio era solo tempo, non computato all&#8217;inglese ove il tempo \u00e8 moneta.<br \/>\nTorte rotonde rappresentavano intenzionalmente la piattaforma rotonda delle fondazioni. Per le libazioni, fu salassata la cantina parrocchiale. E simbolicamente fu posta la pergamena in una bottiglia, e surrogati con le bottiglie i brindisi, perch\u00e9 la Chiesa di Marano dipende dai grappoli.<br \/>\nAnnata simile mai non si vide. Molti assicurarono l&#8217;uva, non con le societ\u00e0, ma con Dio. Finora n\u00e8 siccit\u00e0 n\u00e8 grandine. Dunque avanti. Guai chi si ritira! Fra un anno, regina della vallata, vedremo sorgere la Chiesa con la maestosa sua cupola, visibile fin dal lontano altipiano della linea di Sommacampagna. Questo il voto di tutti, l&#8217;incubo dell&#8217;arciprete, la meta degli impresari. Arrivederci l&#8217;anno venturo! Questo l&#8217;augurio del Vescovo. Concordia e costanza. Fabbricare una chiesa vuol dir chiudere una prigione. Una volta si diceva cos\u00ec per le scuole: oggi Papini ben dice: Chiudiamole, come sono.<br \/>\n&lt;&lt;Ma la ciesa la ghe vol&gt;&gt; diceva un vecchio che conduceva su a gratis la ghiaia. &lt;&lt;Noaltri manco mal, semo inviadi. Ma se i zoveni no i cata la ciesa, in do vai? Par le traverse &#8220;.Marano invece va dritto; e la retta \u00e8 la pi\u00f9 dritta. Concordia, costanza e fra un anno il Te Deum.<\/p>\n<p align=\"center\"><em>(dal &lt;&lt;Corriere del Mattino&gt;&gt;)<\/em><\/p>\n<p align=\"center\">\u00a0<span style=\"font-size: x-large;\"><strong>LA CHIESA VECCHIA<\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Nell\u2019archivio parrocchiale non fu possibile rintracciare n\u00e8 il progetto n\u00e8 il progettista. Unica memoria \u00e8 che la chiesa fu costruita dal 1773 al 1775, essendo parroco D. Domenico Tosoni. Essa e&#8217; in stile jonico barocco. Prima forse nella parte est c&#8217;era una chiesetta e cio&#8217; risulterebbe dai resti di alcuni muri, che ne traccerebbero la pianta e indicherebbero il sito &#8216;del vecchio campanile. Bench\u00e9 l&#8217;attuale chiesa non conti ancora 150 anni, era in condizioni statiche allarmanti. Nell&#8217;abside fra parecchie fenditure una \u00e8 larga\u00a0<span style=\"font-size: medium;\"><em>20\u00a0<\/em><\/span>cm.; l&#8217;arco maggiore \u00e8 in dissesto, e la parete sud minacciava.<br \/>\nIl comm. G. Pattaro ing. capo del Genio Civile, e l&#8217;ing. cav. Guido Bosinelli, dopo accurato esame proposero all\u2019autorit\u00e0 competente la chiusura della chiesa e decisero la demolizione dell\u2019abside. La chiesa fu chiusa il 26 ottobre 1921.<br \/>\nQuali le cause dello sconquasso? E\u2019 difficile precisarle Si parla di cattivo materiale, di mancanza di solide fondamenta, di terreno poco\u00a0<span style=\"font-size: medium;\">compatto, di correnti acquee sotterranee. Comunque lo<\/span>\u00a0sconquasso \u00e8 visibile a tutti.<br \/>\nIn un\u00a0<span style=\"font-size: medium;\">secondo sopraluogo i sullodati ingegneri consigliarono di abbandonar la chiesa vecchia e farne una nuova seguendo i dettami dei moderni ritrovati nel campo edilizio. Il consiglio, fondato su ragioni solide, fu seguito dalla popolazione, che con slancio s&#8217;accinse alla costruzione della chiesa nuova, la quale per solidit\u00e0 di costruzione, bont\u00e0 di materiali e linee architettoniche, costituisce una gloria per Marano.<\/span><\/p>\n<p align=\"right\"><span style=\"font-size: medium;\">Sac. G.\u00a0<strong>G<\/strong><\/span><span style=\"font-size: xx-small;\"><strong>ALVANI,\u00a0<\/strong><\/span><span style=\"font-size: medium;\">Parroco<\/span><\/p>\n<h3 align=\"right\"><a href=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/a\/?page_id=653\"><span style=\"color: #800080;\">continua &#8230;.<\/span><\/a><\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ENCAENIA DEL\u00a0TEMPIO\u00a0DI\u00a0MARANO VALPOLICELLA EEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE\u00a030 NOVEMBRE 1924\u00a0EEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEI Posa della prima pietra 28 SETTEMBRE 1922 La vallata ubertosa, vera Tempe veronese, era ieri insolitamente animata. Da Minerbio, da S. 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