{"id":656,"date":"2012-10-23T21:50:16","date_gmt":"2012-10-23T19:50:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/a\/?page_id=656"},"modified":"2012-10-23T21:59:19","modified_gmt":"2012-10-23T19:59:19","slug":"storia-e-leggenda","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/a\/parrocchie-2\/parrocchia-di-marano\/encaenia\/storia-e-leggenda\/","title":{"rendered":"Storia e Leggenda"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><span style=\"font-size: 300%;\"><strong>Storia e Leggenda<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\"><em>Superficie del Comune Ettari 1762. Abitanti: nel Comune 2869; nella parrocchia 1840;<br \/>\nsul livello del mare m, 326; da Verona Km.- 17; da S. Pietro in Cariano Km. 9; dalla stazione di S.- Floriano Km. 6.<\/em><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: x-large;\">Il tempio della &#8220;Dea Minerva,,<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Gli abitanti della valle di S. Ambrogio, Fumane e Marano nei primi tempi della conquista romana si chiamavano &lt;&lt;Arusnates &gt;&gt;. Gli Arusnati, pagani, avevano le loro divinit\u00e0 fra le quali\u00a0<em>&lt;&lt;Minerva Augusta &gt;&gt;\u00a0<\/em>a cui innalzarono un tempio in Marano. Il terreno risulta concesso come votivo per decreto dei Decurioni Veronesi\u00a0<em>(1).\u00a0<\/em>I ruderi di questo tempio si possono vedere anche oggi nella parte pi\u00f9 a mezzogiorno dell&#8217;attuale\u00a0<em>Castellon.\u00a0<\/em>Il tempio di S. Maria di Minerbio, con tutta probabilit\u00e0, diede origine al nome della retrostante contrada di Minerbe detta pure attualmente S. Rocco.<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: x-large;\">Origini<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">La tradizione popolare ci narra come il console C. Mario che l&#8217;anno 102 a.c. aveva trionfato dei Teutoni, saputo che le vicende di guerra del collega Lutazio Catulo, andavano poco bene, da Roma, mosse contro i Cimbri che arrivati sopra Trento scendevano dalle Alpi, slittando sugli scudi.<br \/>\nC. Mario ricongiuntosi al collega di\u00e8 battaglia ai Cimbri, e ne riport\u00f2 vittoria. Pi\u00f9 di 100 mila ne furono uccisi e 60 mila caddero prigionieri. I Veronesi che molto avevano aiutato la vittoria, uscirono ad incontrar Mario ed in trionfo lo condussero in citt\u00e0. Fermatosi qui ordin\u00f2 la fabbrica di un castello in Valpolicella, che in onor del suo nome fu chiamato Mariano. La leggenda popolare mostra ancora i ruderi del Castello nella localit\u00e0 &lt;&lt;Castellon&gt;&gt; in Marano alto e spiegherebbe l\u2019origine del nome dato al nostro Comune.<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: x-large;\">Nel medio evo<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Nel l283 Marano era Comune e il Sindaco di esso compieva alcune locazioni: in una di queste fra i confini \u00e8 ricordata &lt;&lt;marogna quae fuit facta occasione forteze castri Marani&gt;&gt; (2).<br \/>\nNell&#8217;epoca della Signoria Scaligera la Valpolicella<strong>\u00a0<\/strong>fu costituita in feudo a Federigo della Scala cugino di Can-Grande che assunse il titolo di conte della Valpolicella. Egli aveva il suo castello in Marano. Questo venne a lui confermato l&#8217;11 febbraio 1311 da Enrico VII a Milano, per la sua devozione verso l&#8217;imperatore. Nell&#8217;atto scritto dal notaio Iasco si legge: &lt;&lt;il castello di Marano in Valpolicella con le giurisdizioni, onori&#8230;. &gt;&gt;.<br \/>\nForse questo fu un ampliamento dell&#8217;antico castello di Mario, o fu edificato sui ruderi di quello. Forse Federigo della Scala, governava il suo feudo della Valpolicella, dal castello di Marano e Marano assurse allora ad un posto non indifferente.<br \/>\nNell&#8217;estate del 1325. ammalatosi gravemente Can-Grande, in modo che si disperava della sua guarigione, Federico non contento del suo feudo della Valpolicella cerc\u00f2 di farsi riconoscere signore, di tutta la Signoria degli Scaligeri, a danno degli eredi legittimi. Ma un insperato miglioramento di Can-Grande gli fece espiare il tentativo con la prigione e il bando che venne dato a lui e a tutta la sua famiglia il 14<strong>\u00a0<\/strong>settembre di quell&#8217;istesso anno.<br \/>\nIl castello di Marano venne abbattuto e non risorse pi\u00f9 ed ancora oggi rimangono notevoli traccie della sua rovina che si possono vedere nella parte verso sera del monte Castellon.<\/p>\n<p align=\"center\">_________<\/p>\n<p align=\"justify\">Cessata la Signoria degli Scaligeri nel 1402 dopo varie vicende Verona per spontanea dedizione passo alla Serenissima Repubblica di Venezia sotto della quale i paesi della provincia si chiamavano Vicariati. Il Vicariato della Valpolicella ebbe la sua sede in S. Pietro Incariano e si compose di tre Piovadeghi (chiese matrici con fonte battesimale) di S. Giorgio, S. Fioran e N\u00e8grar. Marano fece parte del Piovadego di mezzo cio\u00e8 di quello di S. Fioran.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: x-large;\">Un eroe: Jacopo da Marano<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Quando nel 1439 scoppi\u00f2 la guerra tra i Veneziani ed il duca di Milano (Filippo Maria Visconti) era Vicario della Valpolicella &lt;&lt;Giacomo da Marano&gt;&gt; nobile e superba figura di cittadino che dovrebbe essere ricordato con orgoglio da tutti i Maranesi.<br \/>\nIl marchese di Mantova Francesco Gonzaga alleato del duca di Milano, riusc\u00ec insieme a Niccol\u00f2 Piccinino comandante l&#8217;esercito dei Milanesi, notte tempo ad impadronirsi della citt\u00e0 &#8211; mentre i soldati della repubblica di Venezia rimanevano assediati nei castelli di S. Pietro e S. Felice.<br \/>\nIl Gonzaga, accompagnato dal Piccinino e da moltitudine di soldati e di popolo sempre vario e mutabile, and\u00f2 nella piazza dove al suono di trombe tamburi e campane fu salutato Signore di Verona e di tutto il territorio.<br \/>\nIl Gonzaga si accinse subito ad occupare la Chiusa d&#8217;Adige per impedire, ai Veneziani comandati da Francesco Sforza che in quel momento era a Torbole sul Garda, di venire in soccorso della citt\u00e0.<br \/>\nLa guardia della Chiusa era stata dai Veneziani affidata a Giacomo da Marano<br \/>\nIl Gonzaga conscio della difficolt\u00e0 dell&#8217;impresa, avendo inteso di quanta autorit\u00e0 fosse nella Valpolicella Giacomo da Marano e quanto da tutti quei contadini fosse amato ed onorato gli mand\u00f2 alcune persone distinte, che gli facessero intendere come avendo la notte precedente occupato Verona aveva in sua podest\u00e0 la moglie ed i figliuoli e che se non avesse fatto di assicurargli il possesso della Chiusa avrebbe dato la moglie in preda ai soldati e fatto strage dei figli.<br \/>\nGiacomo da Marano che svisceratamente amava la patria, non si smarr\u00ec punto per quelle minacce e cacciati da s\u00e8 gli ambasciatori del Gonzaga disposto a morire piuttosto che a tradire la sua terra, and\u00f2 con grandissimo numero di contadini ad incontrare lo Sforza, che saputa la caduta di Verona era partito con tutto il suo esercito da Torbole.<br \/>\nLo Sforza si incontr\u00f2 con Giacomo da Marano alla Chiusa. Pernott\u00f2 con lui a S. Ambrogio ed il d\u00ec seguente 20 novembre 1439 mosse su Verona, assal\u00ec e sconfisse i nemici e liber\u00f2 la citt\u00e0.<br \/>\nGrandi onori furono tributati allo Sforza ed ai suoi collaboratori tra i qua1i ebbe il meritato posto il nostro Giacomo da Marano. Il ricordo della sua fierezza e del suo valore non si spense. Il suo nome rimase come simbolo delle virt\u00f9 della valle e parecchi secoli dopo era ancora onoratamente ricordato\u00a0<strong>(1).<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\">\u00a0<span style=\"font-size: xx-large;\">Gli estremi si toccano<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: large;\">Il &#8220;recioto,, apprezzato e stimato dagli antichi<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">La corte ostrogota che fu per molti anni a Verona prima di trasferirsi a Ravenna, deve aver imparato a conoscere ed apprezzare alla fonte i nostri vini. Cassiodoro, ministro di Teodorico, cos\u00ec parla del nostro &lt;&lt;recioto&gt;&gt;.<br \/>\nPremesso che dovevasi procurare per la regia mensa le pi\u00f9 rare cose, e che detto vino nella corte scarseggia ordina ai dipendenti d\u00ec portarsi dai Possidenti veronesi che di tal vino hanno singolar cura acciocch\u00e8 ricevuto il competente prezzo, niuno ricusi di vendere ci\u00f2 che al principe deve servire. E cos\u00ec lo descrive &#8221; Spezie di vino degna che se vanti l&#8217;Italia. Questo \u00e8 puro per sapor singolare, e per colore. La dolcezza in esso si sente con soavit\u00e0 incredibile, si corrobora la densit\u00e0 per non so quale fermezza e s&#8217;ingrossa al tatto in modo che lo diresti un liquido carnoso o una bevanda da mangiare.<br \/>\nScelta in autunno l\u2019uva dalle viti, sospendesi rivoltata, conservasi in vasi e negli ordinari repositori si custodisce. S&#8217;indura col tempo, non si liquida; trasudando allora gli acquei umori addolciscesi. Tien&#8217;si fino a dicembre finch\u00e8 l&#8217;inverno la faccia scorrere e con meraviglia cominci il vino ad esser nuovo, quando in tutte le cantine si trova gi\u00e0 vecchio &#8211; mosto invernale, freddo sangue dell&#8217;uva, liquor sanguigno, porpora bevibile, violato comincia a parere pur sempre nuovo&#8230;. Oltre al piacer dolce, singolare \u00e8 nella vista la sua bellezza &gt;&gt;.<\/p>\n<p>Dopo 14 secoli ripetiamo altrettanto. Oggi vecchio, fa le libazioni per la chiesa nuova.<\/p>\n<p align=\"right\">Sac. MICHELE CASTELLANI &#8211; maestro<\/p>\n<h3 align=\"right\"><a href=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/a\/?page_id=658\">continua \u2026.<\/a><\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Storia e Leggenda Superficie del Comune Ettari 1762. Abitanti: nel Comune 2869; nella parrocchia 1840; sul livello del mare m, 326; da Verona Km.- 17; da S. Pietro in Cariano Km. 9; dalla stazione di S.- Floriano Km. 6. 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