{"id":6883,"date":"2026-04-26T15:14:56","date_gmt":"2026-04-26T13:14:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/a\/?page_id=6883"},"modified":"2026-04-26T15:16:41","modified_gmt":"2026-04-26T13:16:41","slug":"grosio-a-4-km-da-sondrio-a-656-metri-sul-livello-del-mare-e-centro-abitato-della-valtellina-sulla-destra-del-fiume-adda-in-quella-porzione-cioe-dellalta-lombardia-donde-e-attestata-per","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/a\/contrade\/prognol\/grosio-a-4-km-da-sondrio-a-656-metri-sul-livello-del-mare-e-centro-abitato-della-valtellina-sulla-destra-del-fiume-adda-in-quella-porzione-cioe-dellalta-lombardia-donde-e-attestata-per\/","title":{"rendered":"Casa Capetti ora Borghetti a Prognol"},"content":{"rendered":"<p><strong>Grosio<\/strong>, a 4 km da Sondrio, a 656 metri sul livello del mare, \u00e8 centro abitato della Valtellina, sulla destra del fiume Adda, in quella porzione cio\u00e8 dell\u2019alta Lombardia donde \u00e8 attestata, per i secoli XV e XVI, una forte emigrazione di mano d\u2019opera anche verso Verona e il Veneto. Tale corrente migratoria vide l\u2019esodo da quella regione soprattutto di <strong>maestri muratori e lapicidi<\/strong>: da Adrara (Bergamo) come da Averarra (Bergamo), da Campione (Como) o da Caravaggio (Bergamo), da Chiavenna (Sondrio) o da Giarola (Sondrio), dalla Val d\u2019Intelvi e da Laino (Como) come dalla Val Bragaglia e da Piuro (Sondrio), da Porlezza (Como), dalla Valsolda e da Puria (Como) come dalla Val Vestino (Brescia) o da Trezzo d\u2019Adda (Milano). Non si contano le famiglie che approdarono in quei decenni a Verona; abili lavoratori della pietra, ma anche addetti ad altre attivit\u00e0: <strong>maestri muratori o carpentieri, conciatori di pelli o battitori di rame, sarti o radaroli<\/strong>.<\/p>\n<div><\/div>\n<h2><strong>Da Grosio a Verona<\/strong><\/h2>\n<p>Da Grosio appunto emigr\u00f2 a Verona, nei primi decenni del Cinquecento, anche <strong>un radarolo<\/strong>, un trasportatore via Adige dal Trentino ai magazzini e alle segherie di Sant\u2019Eufemia e dell\u2019Isolo, di grossi carichi di legname da opera: tronchi perlopi\u00f9 d\u2019abete e di larice (<em>bore<\/em>) tenuti insieme a modo di zattere (<em>rates<\/em>) che venivano qui segati per farne travi, travicelli, assoni e sottopelli, e quanto doveva servire all\u2019edilizia del tempo.<\/p>\n<p>Il termine <em>radarolo<\/em>, nel medioevo riservato ai trasportatori di legname, fin\u00ec poi per indicare anche coloro che tale merce accoglievano nei loro magazzini di citt\u00e0, molti dei quali provvisti di segheria. Le <strong>seghe di San Tommaso<\/strong>, all\u2019Isolo, lasciarono il loro ricordo anche nella toponomastica in quel vicolo che \u00e8 l\u2019interrato del canale detto appunto <em>delle seghe<\/em>, sul lato di piazza Isolo dietro via Santa Maria Rocca Maggiore.<\/p>\n<div><\/div>\n<h2><strong>L\u2019Isolo di Verona<\/strong><\/h2>\n<p>Fondaci di legname prosperavano all\u2019Isolo da quando, al volgere del XII secolo, questo vasto isolotto determinato dall\u2019Adige e dai suoi rami secondari fu bonificato e poi lottizzato, con le chiese di Santa Maria Rocca Maggiore e San Tommaso Cantuariense.<\/p>\n<p>Il poeta <strong>Francesco Corna da Soncino<\/strong>, alla fine del Quattrocento, descrive cos\u00ec la vivacit\u00e0 commerciale del quartiere:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abDa la man drita l\u2019acqua si disparte \/ in due canali, e fa l\u2019Isolo grande\u2026\u00bb \u00ab\u2026Di verso sera \u00e8 l\u2019Isolo mazore, \/ dove che vien a terra le cepate \/ con mercantie de grande valore\u2026\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Nell\u2019Isolo venivano a terra zattere con mercanzia di grande valore che trovavano ricetto nei fondaci ai piani terreni delle abitazioni piantate direttamente nel greto dell\u2019Adige.<\/p>\n<p>L\u2019Isolo aveva i suoi confini al <strong>ponte delle Navi<\/strong>, dove era la dogana per le merci provenienti da Venezia e dall\u2019Adriatico.<\/p>\n<div><\/div>\n<h2><strong>Il fondatore del ramo veronese: Gregorio de Capetis<\/strong><\/h2>\n<p>Il primo testamento di <strong>Gregorio<\/strong>, figlio di Giacomo Terabino de Capetis di Grosio, \u00e8 dettato a Verona il <strong>2 novembre 1554<\/strong>, nella contrada dell\u2019Isolo di Sopra:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abGregorius radarolus quondam ser Iacobi Terabini de Capetis de Gros Vallistelline abitator Verone, in contrata Insuli Superioris\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>I testimoni sono quasi tutti artigiani dell\u2019Isolo Inferiore: marangoni, fabbri, speziali, e anche un altro valtellinese, Pietro di Berardo.<\/p>\n<p>Gregorio ha:<\/p>\n<ul>\n<li>una moglie (secondo matrimonio): <strong>Caterina Marchesini<\/strong>, anche lei di Grosio<\/li>\n<li>un fratello: <strong>Bartolomeo<\/strong>, rimasto in Valtellina<\/li>\n<li>due figli: <strong>Michele<\/strong> (erede) e <strong>Orsola<\/strong>, sposata con il pittore Angelo Sommariva<\/li>\n<\/ul>\n<p>Nel 1557 un\u2019anagrafe fiscale lo registra ancora vivo: Gregorio 60 anni, Caterina 56, Michele 28, Laura (moglie di Michele) 28, Costanza (nipote) 16.<\/p>\n<p>Un secondo testamento \u00e8 dettato il <strong>9 febbraio 1559<\/strong>, sempre all\u2019Isolo Superiore, alla presenza di radaroli della contrada. Gregorio vuole essere sepolto a <strong>San Tommaso<\/strong> e lascia legati a nipoti e parenti, confermando Michele come erede universale.<\/p>\n<div><\/div>\n<h2><strong>A Prognol di Marano<\/strong><\/h2>\n<p>Nel 1583 <strong>Michele I<\/strong>, figlio di Gregorio, ha 54 anni. \u00c8 probabilmente lui il primo dei de Capetis a investire nella terra, acquistando terreni a <strong>Prognol di Marano<\/strong>, sopra Valgatara.<\/p>\n<p>Il <em>Campion delle strade<\/em> del 1589 ricorda una via che passa davanti alle sue terre.<\/p>\n<p>Un estimo del 1628 conferma che Michele I aveva acquistato circa <strong>30 campi<\/strong> tra il 1575 e il 1600.<\/p>\n<div><\/div>\n<h2><strong>La casa domenicale (Seicento)<\/strong><\/h2>\n<p>Una polizza d\u2019estimo del 1652 descrive la tenuta:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>50 campi<\/strong> (42 arativi con vigne, 4 prativi, 4 pascolivi)<\/li>\n<li>una <strong>casa da patron<\/strong> e una <strong>casa da lavorente<\/strong><\/li>\n<li>una casetta per il legname<\/li>\n<li>un terzo della decima di Marano<\/li>\n<\/ul>\n<p>La casa padronale di Prognol \u2014 oggi <strong>Casa Borghetti<\/strong> \u2014 risale alla <strong>prima met\u00e0 del Seicento<\/strong>.<\/p>\n<div><\/div>\n<h2><strong>Trasformazioni del Settecento<\/strong><\/h2>\n<p>Tra 1750 e 1760 l\u2019edificio viene sopraelevato per ricavare un grande granaio, forse usato anche per il baco da seta e per l\u2019appassimento delle uve (antenato del Recioto). La loggia viene tamponata, alcuni archi del portico chiusi, ma si conservano:<\/p>\n<ul>\n<li>le <strong>volte a vela<\/strong><\/li>\n<li>la <strong>saletta<\/strong> con soffitto a vele su peducci di tufo<\/li>\n<li>parti del pavimento in pietra della Lessinia<\/li>\n<\/ul>\n<div><\/div>\n<h2><strong>La vendita dei beni (1829\u20131830)<\/strong><\/h2>\n<p>A causa delle difficolt\u00e0 politiche e familiari (alcuni Capetti affiliati alla Carboneria), <strong>Giuseppe Capetti<\/strong> vende la propriet\u00e0 nel 1830 a <strong>Luigi Ugolini<\/strong> di Marano.<\/p>\n<p>L\u2019atto descrive dettagliatamente:<\/p>\n<ul>\n<li>la <strong>casa domenicale<\/strong><\/li>\n<li>la <strong>rusticale<\/strong><\/li>\n<li>la corte e l\u2019orto<\/li>\n<li>numerose pezze di terra: Pezza, Pezzetta, Scaiole, Pozzette, Campesel, Molonara, Pianor, Dosso<\/li>\n<li>un bosco con roccolo<\/li>\n<li>la Costa sopra il Vaio<\/li>\n<\/ul>\n<div><\/div>\n<h2><strong>L\u2019acquisto dei Borghetti (1883)<\/strong><\/h2>\n<p>Nel 1883 <strong>Paolo Borghetti<\/strong> e i fratelli acquistano la propriet\u00e0 dagli eredi Ugolini. I Borghetti, originari di <strong>Purano<\/strong>, sviluppano l\u2019azienda agricola e, nel Novecento, la trasformano in una moderna azienda vitivinicola.<\/p>\n<p>Negli anni Ottanta del Novecento l\u2019intero complesso viene restaurato, con interventi diretti dal geometra <strong>Renato Zardini<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Grosio, a 4 km da Sondrio, a 656 metri sul livello del mare, \u00e8 centro abitato della Valtellina, sulla destra del fiume Adda, in quella porzione cio\u00e8 dell\u2019alta Lombardia donde \u00e8 attestata, per i secoli XV e XVI, una forte emigrazione di mano d\u2019opera anche verso Verona e il Veneto. 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