{"id":571,"date":"2012-11-11T18:31:45","date_gmt":"2012-11-11T18:31:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.prolocomarano.it\/v2\/?page_id=571"},"modified":"2012-11-18T10:14:28","modified_gmt":"2012-11-18T10:14:28","slug":"due-passi-ed-e-subito-valpolicella","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/proloco\/?page_id=571","title":{"rendered":"Due passi ed \u00e8 subito Valpolicella"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Di Valpolicella si sente spesso parlare, si pu\u00f2 quasi dire di esserci praticamente di casa, eppure, se ci si pensa, ci si rende conto che si conosce qualche villa, qualche chiesa, qualche paesino, ma sfugge l\u2019insieme, non \u00e8 sempre cos\u00ec facile cogliere l\u2019elemento caratterizzante. Ci\u00f2 si spiega con il fatto che la Valpolicella \u00e8 il risultato di un complesso equilibrio fra elementi diversi: un tessuto abitativo diffuso, ma ben integrato, uno sfruttamento agricolo intensivo del territorio, ma vario e attento a non essere troppo distruttivo, un reticolo di strade perfettamente adagiato sui fondovalle e sui pendii. In passato anche strutture potenti come le ville si sono adattate e integrate: mancano perci\u00f2 edifici imponenti, quinte scenografiche, ci sono solo viali di cipressi, presenza familiare, e macchie di piante ad alto fusto dei parchi che fungono peraltro da intermezzo verde fra la massa solida del palazzo signorile e il contesto di filari, marogne e alberi da frutto.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Comunque se si vuole capire qualcosa il consiglio \u00e8 di fare due passi, due, a piedi, lasciando l\u2019automobile sulla strada<a href=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/proloco\/immagini\/2012\/11\/DSC_0061.jpg\" data-lbwps-width=\"640\" data-lbwps-height=\"424\" data-lbwps-srcsmall=\"https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/proloco\/immagini\/2012\/11\/DSC_0061.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-759 alignright\" title=\"DSC_0061\" src=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/proloco\/immagini\/2012\/11\/DSC_0061.jpg\" alt=\"\" width=\"269\" height=\"178\" srcset=\"https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/proloco\/immagini\/2012\/11\/DSC_0061.jpg 640w, https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/proloco\/immagini\/2012\/11\/DSC_0061-300x198.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 269px) 100vw, 269px\" \/><\/a> principale e camminando ad occhi aperti. Qualcuno potrebbe chiamare in causa bici o cavallo, ma questi mezzi richiedono attenzioni speciali per loro e lasciano meno respiro, meno tempo. Il fatto \u00e8 che ci\u00f2 che vediamo intorno a noi, magari costruito qualche decennio fa, \u00e8 stato pensato da gente che andava a piedi, perch\u00e9 lo vedesse qualcuno che avesse il modo di fermarsi poco o tanto, sedersi, osservare. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Prendiamo, ad esempio, un capitello dipinto: le figure della Madonna e dei Santi, o quelle delle animine fra le fiamme del Purgatorio, o dei devoti inginocchiati non ammettono fretta, vanno guardate, quasi con l\u2019idea di verificarne la correttezza iconografica. In verit\u00e0 i capitelli, o le croci, o i grandi alberi agli incroci servivano un tempo come punti di riferimento, di orientamento, un po\u2019 come per noi i distributori di benzina, o i centri commerciali, o gli stadi.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ovviamente le cose da guardare sono le pi\u00f9 diverse, i percorsi possibili infiniti e qualsiasi proposta non pu\u00f2 che essere esemplificativa: ognuno si prover\u00e0 poi a suo comodo a replicare e variare l\u2019esperienza.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cominciamo da Arbizzano dove il campaniletto d\u2019aspetto romanico, ben visibile su un poggio, \u00e8 la nostra meta: lasciata l\u2019auto sulla provinciale, si pu\u00f2 prendere una qualsiasi stradina, meglio se chiusa dagli alti muri dei broli delle ville, e salire. Si arriva ad un piazzale alberato: il muro pi\u00f9 alto \u00e8 ornato di belle statue settecentesche, in un angolo si trova la chiesa con il suo bel portale gotico finemente scolpito (la chiesa \u00e8 d\u2019origini antiche, ma pi\u00f9 volte rinnovata, e conserva interessanti capolavori: una doppia Crocifissione in pietra, un reliquiario dipinto, una grande pala d\u2019altare, numerose statue, mentre la canonica \u00e8 forse l\u2019edificio civile pi\u00f9 antico dell\u2019intera Valpolicella ).<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Novare invece bisogna andare a cercarsela, seguendo, al termine della salita di Arbizzano, l\u2019indicazione stradale: dopo un tratto sterrato si arriva davanti alla scenografica facciata della grande villa Bertani, costruita per conto della famiglia Fattori dal famoso architetto Adriano Cristofali poco pi\u00f9 di 200 anni fa e resa celebre dai Mosconi. Il complesso \u00e8 talmente affascinante che, non potendo entrarci, si deve almeno girarci attorno o salire sulle colline circostanti per ammirare l\u2019ampio parco di grandi alberi con tanto di laghetto: tutta la valletta \u00e8 percorsa dalle condutture in pietra che raccoglievano l\u2019acqua delle numerose sorgenti per alimentare il laghetto del giardino e le peschiere per il companatico del venerd\u00ec. Pur essendo cos\u00ec appartata, la valle di Novare si collega facilmente (a piedi, a cavallo o in mountain bike) e attraverso percorsi tutti suggestivi ad altri luoghi a loro volta punti di partenza di ulteriori itinerari: verso nord si arriva subito alle contrade di Roselle e Roccolo, entrambe accoccolate sul loro cocuzzolo, da cui si pu\u00f2 ridiscendere verso San Vito o salire a Montecchio. A Montecchio si pu\u00f2 arrivare prendendo direttamente i sentieri in direzione ovest: si raggiungono quasi subito i pianori a monte di Arbizzano, proprio sopra Montericco, e anche da qui si pu\u00f2 ridiscendere a valle.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Meno pittoresco, ma altrettanto interessante, \u00e8 il panorama che si presenta salendo sulla collina che divide Negrar da San Peretto: ci si pu\u00f2 arrivare a piedi o da Poiega (che si raggiunge seguendo le indicazioni Giardino di Villa Rizzardi, da non perdere assolutamente: \u00e8 un giardino da antologia, che accosta e mescola una grande variet\u00e0 di stili, che affascina per la sua apparente naturalezza e per la sua rustica eleganza) o da San Peretto, salendo dalla piazza parcheggio verso il campaniletto romanico lungo l\u2019ampia scala inerbita. Dopo aver sostato due minuti a godere la serenit\u00e0 del luogo, si sale ancora qualche passo verso ovest finch\u00e9 appare la piana di Negrar, fittissima di edifici, case o capannoni, ma sono costruite anche le colline di fronte: verde cupa rimane la pineta sulla collina di fronte e verde pure l\u2019alta valle, pur con qualche lacerazione di lottizzazioni maldestre o di sbancamenti selvaggi di una moderna, ma stolida viticoltura. Peraltro le villette si scorgono ormai a fatica fra gli alberi ormai alti dei giardini e perfino fra le case a schiera si nota del verde: vuoi vedere che nemmeno a Negrar siamo arrivati all\u2019irreparabile? Se ci si gira verso la valletta di San Peretto (veramente i vai sono pi\u00f9 d\u2019uno, tutti figli del grande fianco del Monte Comun), il conforto prende il sopravvento: il manto verde \u00e8 diffuso e variegato e lascia intravedere i ripidi terrazzamento e un boschetto di pali di pietra. Sono quanto resta della vasta limonaia di Villa Giustiniani a Sorte, anch\u2019essa a due passi da San Peretto.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Altri due passi li merita Prun, con la sua chiesa rifatta nell\u2019800 (per\u00f2 la pala sull\u2019altare maggiore \u00e8 una bellissima Conversione di San Paolo di Paolo Farinati &#8211; 1591) e di fronte la massiccia Villa Salvaterra, ma soprattutto la pietra di Prun, quella che copre tutte le case ed \u00e8 abbondantemente sparsa per strade e corti, quella che \u00e8 stata faticosamente sottratta al monte, proprio sopra il paese, lasciando immense e suggestive gallerie, raggiungibili appunto con due passi. \u00c8 doveroso fermarsi sempre sulla soglia: non si sa mai, i pilastri di questa cattedrale sotterranea sono molto solidi, ma un rischio c\u2019\u00e8 e per questo le cave in galleria sono state vietate una cinquantina d\u2019anni fa. Le dimensioni delle gallerie sono ancora pi\u00f9 impressionanti se si pensa che ogni centimetro di pietra \u00e8 stato tolto avendo in mano solo scalpello e martello, dei cunei e dei rulli e che proprio lass\u00f9, dove oggi vediamo il soffitto, lo scalpellino si ricavava un cunicolo e poi tagliava la roccia con un raggio sempre pi\u00f9 ampio per cui i pilastri superstiti si restringono verso il basso. Le cave di Prun sono un vero e proprio monumento alla sacralit\u00e0 del lavoro e andrebbero accuratamente conservate.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La valle di Marano si presenta tutta camminabile: ad ogni incrocio dell\u2019unica strada provinciale si stacca una stradina che porta ad altre strade a mezza costa, oppure direttamente sui crinali da cui \u00e8 possibile rendersi conto della suggestione di questa piccola, ma quasi intatta porzione della Valpolicella, dove l\u2019urbanizzazione recente \u00e8 stata molto contenuta e gli stessi interventi di miglioria agraria hanno quasi sempre rispettato l\u2019esistente. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><a href=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/proloco\/immagini\/2012\/11\/carega0005.jpg\" data-lbwps-width=\"640\" data-lbwps-height=\"480\" data-lbwps-srcsmall=\"https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/proloco\/immagini\/2012\/11\/carega0005.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-761 alignleft\" title=\"carega0005\" src=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/proloco\/immagini\/2012\/11\/carega0005.jpg\" alt=\"\" width=\"269\" height=\"202\" srcset=\"https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/proloco\/immagini\/2012\/11\/carega0005.jpg 640w, https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/proloco\/immagini\/2012\/11\/carega0005-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 269px) 100vw, 269px\" \/><\/a>Una visione d\u2019insieme, che si allarga per\u00f2 fino a tutta la Valpolicella e al Lago di Garda, si pu\u00f2 avere dal piazzale della chiesetta di Santa Maria Valverde, collocata in bella evidenza quasi sulla cima del Monte Castelon, appena sopra Marano capoluogo: ci si pu\u00f2 arrivare agevolmente in automobile, ma vale la pena di salirci invece a piedi da Pezza o da San Rocco e fare il giro del monte su una stradina sterrata costruita un tempo per una famosa processione.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un altro santuario, pi\u00f9 recente, ma altrettanto panoramico, \u00e8 proprio sopra il centro di Fumane: \u00e8 il santuario della Salette e ci si pu\u00f2 arrivare per una scalinata abbellita da capitelli e dal piazzale si pu\u00f2 poi proseguire risalendo il monte anche fino a Cavalo, in un paesaggio che ha molti tratti mediterranei.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un che di mediterraneo, anzi pi\u00f9 precisamente toscano, conservano Castelrotto e\u00a0 i suoi dintorni: le stradine e i viottoli che fra ulivi e cipressi percorrono e aggirano le dolci colline sono un magnifico esempio di paesaggio italiano. Si pu\u00f2 partire da ogni slargo e andare dovunque, ne vale sempre la pena. Da non dimenticare la piazza di Castelrotto e la salita al castello: un ampio spiazzo riciclato come campo di tamburello, ma introdotto da un portone fortificato medievale e circondato da un muro antico. Poi ci sono le ville, tutte interessanti, ma assolutamente da citare: Villa Giona a Cengia, Villa Sacchetti a Negarine, Villa Betteloni a Sausto, Villa Amist\u00e0 a Corrubio, A Corrubio c\u2019\u00e8 un piccolo &#8211; grande gioiello: la chiesa di San Martino, romanica, ma con un\u2019alta cappella gotica, e con notevoli frammenti di affreschi all\u2019interno. Un\u2019altra chiesetta \u00e8 proprio a Negarine, sull\u2019incrocio, \u00e8 quella di Ognissanti, ma la pi\u00f9 suggestiva \u00e8 nascosta sotto un cerchio di cipressi, proprio alle spalle del cimitero di Castelrotto: la chiesa di Santa Maria Vallena. Essa \u00e8 un simbolo doloroso di troppo patrimonio artistico nostrano: la bella scalinata franata, i cipressi pendenti, la chiesetta saccheggiata da vandali stupidi dietro e fuori gridano vendetta, ma i proprietari non hanno risorse e nessuno se ne preoccupa.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nessuno sembra neppure preoccuparsi delle testimonianze storiche che sono sparse lungo gli argini dell\u2019Adige e che, da Parona alla chiusa di Ceraino, si possono ammirare solo percorrendo ancora la strada alzaia che costeggia il fiume e che un tempo serviva per farci camminare buoi e cavalli impegnati a trascinare a monte le barche. Non serve percorrerla tutta, ma gi\u00e0 per brevi tratti, fra Settimo e Pescantina, fra Ponton e Arc\u00e9, \u00e8 possibile incontrare gli alti archi dei condotti che portavano l\u2019acqua sollevata dalle grandi ruote idrovore sui campi vicini. Ci sono pure dei veri e propri gioielli dell\u2019arte: a Settimo Villa Bertoldi, a Pescantina la maestosa chiesa settecentesca ingloba nel suo interno la vecchia chiesa romanica, ora in parte utilizzata come Museo dell\u2019Adige; ad Arc\u00e9 la chiesetta di S. Michele, a Ponton Villa Nichesola, a Volargne Villa Del Bene. Queste ultime conservano i due bei cicli affrescati del \u2018500 veronese: a Villa Del Bene lo scalone, il loggiato e il piano nobile sono affrescati con scene di carattere moralistico biblico, a Villa Nichesola si conservano delle splendide monocromie di Paolo Farinati con la rappresentazione di divinit\u00e0 e temi mitologici.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un\u2019altra visione di insieme del paesaggio dell\u2019Adige si pu\u00f2 avere facendo due passi dal centro del paese di Monte, frazione del Comune di S. Ambrogio di Valpolicella rannicchiata sotto il monte Pastello. Proseguendo a piedi la strada centrale del paese si arriva in breve ai colossali ruderi del forte austriaco, danneggiato soprattutto dai vandali del tempo di pace, qualche altro metro sulla strada militare che raggiunge poi l\u2019altrettanto suggestivo forte di Ceraino (in meno di un\u2019ora a piedi su una stradina tagliata nella roccia e a strapiombo sulla valle) e si spalanca la Valdadige: sotto il fiume che aggira la rocca di Rivoli e accerchia Ceraino, di fronte il forte di Rivoli e pi\u00f9 in alto quello di San Marco, pi\u00f9 avanti i cerchi scuri delle colline moreniche, lasciate dal ghiacciaio dell\u2019Adige e pi\u00f9 lontano ancora il lago di Garda.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il panorama non manca nemmeno a San Giorgio, gi\u00e0 dalla piazza, ma di solito si \u00e8 molto attenti a quello che quest\u2019antica patria degli scalpellini ci offre di suo: l\u2019impianto medievale del paese, i tesori della splendida pieve. Tuttavia basta risalire un po\u2019 verso Monte Solane per far conoscenza con tutto il mondo dei cavatori: le stradine serpeggianti scavate nella roccia, le cave in galleria, le pareti verticali delle cave in disuso. Monte Solane \u00e8 poi tutto una galleria, ma ci si deve accontentare di osservarne i primi tratti rimanendo all\u2019esterno.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il paesaggio delle cave \u00e8 ancora pi\u00f9 impressionante sul Monte Pastello, dove non si scava la pietra in lastre, ma grossi blocchi in marmo rosso o pernice. Periodicamente qualche cava viene rimessa in funzione, per cui la visita va fa in un giorno festivo: lasciata la strada provinciale subito dopo Cavalo, si prende a sinistra una stradina asfaltata e ci si ferma nella prima contrada, Molane. Da l\u00ec in qualche centinaio di metri si arriva alla zona delle cave e con la necessaria prudenza si pu\u00f2 rendersi conto dell\u2019incredibile lavoro che richiede l\u2019estrazione anche di un solo blocco. Se si vuole chiudere in bellezza l\u2019escursione, si pu\u00f2 salire la strada sterrata (con segnaletica CAI) che conduce al monte Pastello e utilizzata per la manutenzione degli impianti delle antenne: da lass\u00f9 il panorama \u00e8 a 360 gradi, dalle Prealpi agli Appennini, dagli Iberici al Lago di Garda.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per chi ama percorsi pi\u00f9 tranquilli si consiglia invece di scegliere come base di partenza Breonio: in centro intanto ci sono un\u2019antica fontana e la chiesa di San Marziale, riccamente affrescata, poi antiche corti e malghe. Da Breonio si pu\u00f2 partire per passeggiate brevi ma piacevolissime: il monte Crocetta, coperto da una fitta pineta, il Monte Pastelletto, regno delle farfalle e con qualche rudere dei sistemi di sorveglianza del contrabbando di quando (prima della grande guerra) Breonio era Comune di confine; il Monte S. Giovanni, le contrade Paraiso, Casarole, Semalo, sul versante della Valdadige; Gorgusello, con le sue belle case in pietra e poi Molina, dove due passi sono sacrosanti, altrimenti non vale neanche la pena arrivarci in automobile.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Valpolicella si sente spesso parlare, si pu\u00f2 quasi dire di esserci praticamente di casa, eppure, se ci si pensa, ci si rende conto che si conosce qualche villa, qualche chiesa, qualche paesino, ma sfugge l\u2019insieme, non \u00e8 sempre cos\u00ec facile cogliere l\u2019elemento caratterizzante. 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