{"id":579,"date":"2012-11-11T18:45:15","date_gmt":"2012-11-11T18:45:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.prolocomarano.it\/v2\/?page_id=579"},"modified":"2016-01-18T20:29:42","modified_gmt":"2016-01-18T20:29:42","slug":"considerazioni-sulla-storia-recente-del-paesaggio-della-valpolicella","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/proloco\/?page_id=579","title":{"rendered":"Storia recente del paesaggio della Valpolicella"},"content":{"rendered":"<h4 style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/immagini\/marano\/canzago-04.jpg\" data-lbwps-width=\"700\" data-lbwps-height=\"525\" data-lbwps-srcsmall=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/immagini\/marano\/canzago-04.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/immagini\/marano\/canzago-04.jpg\" alt=\"\" width=\"252\" height=\"189\" \/><\/a>Il paesaggio della Valpolicella \u00e8 da qualche anno in prima pagina su ogni giornale e viene chiamato in causa su ogni questione non solo locale. Nel corso degli anni si sono viste prevalere diverse teorie: negli anni Sessanta Settanta era diffusa l\u2019idea chela Valpolicella sarebbe stata la sede ideale della residenza di pregio di una classe media in fuga dagli ingorghi della citt\u00e0, successivamente si convenne che occorreva dotare ogni Comune di una propria area produttiva artigianal \u2013 industriale, in modo di trattenere in zona gli antichi abitanti. Ora il risultato di tali pur fondate opinioni \u00e8 visibile in ogni angolo della valle e se si vuole avere una bella immagine della Valpolicella \u00e8 necessario chiudere gli occhi al momento d\u2019entrarci e poi tenere ben fermo lo sguardo su un\u2019area circoscritta. Non credo che serva molto chiamare in causa la speculazione o la negrarizzazione: la responsabilit\u00e0 va ricercata ad ampio spettro e perfino molti difensori odierni del paesaggio integro e incorrotto hanno a suo tempo messo in vendita i loro bei lotti edificabili (mi pare che ci sia anche il caso fortunato di qualche cantiniere immobiliarista: niente di male, ovviamente). Si sono salvate alcune aree, risparmiate dalla prima ondate e difese poi con le unghie e coi denti\u00a0nell&#8217;ultimo\u00a0ventennio da qualche amministratore illuminato e impopolare.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Oggi la nuova teoria imperante \u00e8 quella enofila:la Valpolicellaha un\u2019antica vocazione vinicola (millenaria: Cassiodoro, Federico della Scala e via citando), una vocazione naturale che va difesa e imposta su qualsiasi altra pretesa.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Sull\u2019antica vocazione vanno espressi quantomeno dei dubbi: fino a cento anni fa, o forse meno, la vite si coltivava dappertutto, lungo i fossi della pianura come in Lessinia, perfino nei cortili di citt\u00e0. L\u2019Amarone \u00e8 un\u2019indovinata recentissima invenzione di un enologo conoscitore del mercato del vino, pi\u00f9 che della nostra storia e il Recioto amaro di mia nonna era tutt\u2019altra cosa. Comunque, fino al boom dell\u2019Amarone,la Valpolicellaha sempre venduto soltanto vino comune, rosso e bianco, con varie denominazioni. La tradizione del vino di qualit\u00e0 \u00e8 stata meritoriamente costruita di recente e di questo possiamo essere tutti orgogliosi. Sulle tradizioni pi\u00f9 antiche ha cominciato a intervenire un secolo fa la fillossera, costringendo a piantare vitigni americani, poi \u00e8 arrivato il fil di ferro che ha reso inutile il sostegno vivo, poi la fine della cerealicoltura (prima della rivoluzione industriale il prodotto principale dell\u2019agricoltura valpolicellese era il frumento: io ricordo ancora qualche giornata di autunno con le file di grappoli ai piedi delle vigne a marcire in attesa che qualche compratore d\u2019uva si facesse avanti), infine l\u2019Amarone, l\u2019IGP e il Guyot d\u2019importazione, che sta invadendo non solo le aree un tempo a piantata o a pergola, ma anche ciliegeti e frutteti vari. L\u2019unico elemento di antica tradizione che si \u00e8 conservato \u00e8 quello dell\u2019appassimento dell\u2019uva, un tempo utilizzato, forse, non solo per ottenere un vino di alta gradazione, ma per completare una maturazione in qualche annata piuttosto difficile.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Un discorso a parte meritano le marogne, ossia i muri a secco che sostengono le terrazze lungo molti pendii delle nostre vallate: pur non essendo antichissime (non sono documentate prima del \u2018400, e si sono diffuse in una prima ondata fra Sette e Ottocento, e poi soprattutto nell\u2019ultimo secolo), sono un elemento caratterizzante del paesaggio della Valpoliicella, ma sono state prese di mira fin dai primi impianti moderni (vedi Monte Gradella) e continuano a essere eliminate: ci sono casi recenti non solo al Maso di Negrar, ma anche nelle valli di Marano e Fumane. Oddio, non si pu\u00f2 pretendere che in ogni caso un muro a secco sostenga le tonnellate di un trattore e di altri macchinari, inoltre molte quare sostenute da marogne rimanevano in pendio (vedi quelle dell\u2019Abate Lorenzi a Cavarena), sia perch\u00e9 non c\u2019erano allora gli strumenti per realizzare scassi profondi, sia perch\u00e9 a monte, sotto il sottile strato fertile, c\u2019\u00e8 roccia o terreno inerte. Per cui, se si vuole riportare a coltura un pendio (e un pendio coltivato \u00e8 sempre meglio di uno sgrebano: l\u2019ho dovuto ammettere quando qualcuno, per piantare quattro striminziti ulivi, con o senza autorizzazione, ha posto fine al pi\u00f9 bel sito di orchidee selvatiche della Valpolicella, e forse della provincia, che era sul Monte Incisa di Fumane) e senza pericolo per il contadino (tra parentesi in Valpolicella non si parla pi\u00f9 di contadini, ma di viticoltori e anche questo \u00e8 forse un segnale di continuit\u00e0 con le tradizioni), \u00e8 necessario, in molti casi, ridisegnare le marogne e lo si pu\u00f2 fare con buona maniera, con tratto leggero, mantenendo in vita qualche segno della vecchia agricoltura: la vasca in pietra, la scaletta di collegamento fra le terrazze e cos\u00ec via. Ci sono architetti e tecnici, ben pi\u00f9 esperti di chi scrive, i quali potrebbero suggerire caso per caso qualche idea.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Ma ci vuole cultura e sensibilit\u00e0 e non solo, non tanto, da parte del singolo<\/h4>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il paesaggio della Valpolicella \u00e8 da qualche anno in prima pagina su ogni giornale e viene chiamato in causa su ogni questione non solo locale. 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