{"id":597,"date":"2012-11-11T19:03:41","date_gmt":"2012-11-11T19:03:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.prolocomarano.it\/v2\/?page_id=597"},"modified":"2012-11-11T19:03:41","modified_gmt":"2012-11-11T19:03:41","slug":"i-primi-piatti","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/proloco\/?page_id=597","title":{"rendered":"I primi piatti"},"content":{"rendered":"<h4 style=\"text-align: justify;\">E\u2019 un po\u2019 improprio parlare di \u201cprimo piatto\u201d nella cucina tipica della Valpolicella, in quanto la divisione tra primo e secondo \u00e8 arrivata con il benessere economico.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Da sempre in Valpolicella il primo piatto per eccellenza era la minestra: o di verdure, con l&#8217;aggiunta di patate e fagioli, o il riso con le verdure e cio\u00e8 con le patate, con le verze, con i piselli, con il sedano, con i porri: per insaporire il tutto si aggiungeva una fetta di lardo che bolliva con le verdure e alla fine, nel piatto, \u201cuna croce d\u2019olio\u201d.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">La massaia\u00a0 preparava la minestra sul fuoco di buon mattino e il risultato\u00a0 era una zuppa densa e ben amalgamata.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">La pasta fatta in casa, solamente lasagne (cio\u00e8 fettuccine) e tagliatelle, era il piatto della domenica che si accompagnava alla gallina e al manzo lesso, quasi sempre servita col brodo.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Il brodo, che era un vero concentrato di proteine e di grassi, veniva anche servito con pane raffermo, uovo\u00a0 e\u00a0 formaggio e in casi particolari con l\u2019aggiunta di un mestolo di vino recioto.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Le tagliatelle sottili e tirate alla perfezione erano l\u2019orgoglio di una buona padrona di casa; venivano generalmente servite con i fegatini di pollo, fatti prima soffriggere con olio, cipolla e un po\u2019 di vino bianco, mentre le lasagne si servivano condite quasi solo con la carne di coniglio.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Il tartufo, quello nero, non raro nei nostri boschi di roverella, era s\u00ec ricercato, ma quasi come una curiosit\u00e0 che come una leccornia di pregio: la sua raccolta era circondata sempre da una certo mistero e effettuata solo da pochi iniziati. Finiva a scaglie sulle lasagne, consumato in famiglia, e destinato soprattutto agli uomini.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Un discorso a parte meritano gli gnocchi di patate: in tuttala Valpolicellaerano un piatto immancabile durante l\u2019inverno e prima di essere buttati nell\u2019acqua bollente venivano fatti passare con un veloce colpo di dita sul retro della grattugia di casa per farli diventare concavi e \u201cprendere meglio il sugo\u201d.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Nella zona alta, ai confini con la Lessinia, gli gnocchi, piatto di lusso dei malgari all\u2019alpeggio, <em>(de malga o batui<\/em>) erano fatti solo con farina ed acqua, conditi col burro quasi bruciato e col formaggio: caduti in disuso, stanno tornando di moda e conservano la particolarit\u00e0 che a cucinarli sono solitamente i maschi di casa.<\/h4>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 un po\u2019 improprio parlare di \u201cprimo piatto\u201d nella cucina tipica della Valpolicella, in quanto la divisione tra primo e secondo \u00e8 arrivata con il benessere economico. 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