{"id":599,"date":"2012-11-11T19:04:40","date_gmt":"2012-11-11T19:04:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.prolocomarano.it\/v2\/?page_id=599"},"modified":"2012-11-11T19:04:40","modified_gmt":"2012-11-11T19:04:40","slug":"i-secondi-piatti","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/proloco\/?page_id=599","title":{"rendered":"I secondi piatti"},"content":{"rendered":"<h4 style=\"text-align: justify;\">Come gi\u00e0 detto il piatto principe di carne nella Valpolicella \u00e8 il lesso.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Ancora oggi nessuna vera festa familiare \u00e8 tale se non ha il piatto di lesso. gallina, manzo, lingua e cotechino.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Praticamente sconosciuto l&#8217;arrosto, che faceva la sua apparizione esclusivamente sulla mensa dei signori o ai pranzi di nozze: naturalmente si parla quasi esclusivamente di animali da cortile: polli, anitre, conigli.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">L\u2019inverno portava l\u2019uccisione del maiale, ma tutta la carne veniva conservata, solo il fegato veniva servito con le cipolle.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">I salumi, come la celebre soppressa, ancora oggi gradita ed apprezzata, le salsicce e il cotechino, il quale sta vivendo un felice periodo di ritorno, non hanno goduto della valorizzazione che abbiamo visto nei vini DOC. Sono caduti anzi nell&#8217;oblio gli altri insaccati poveri, fatti con gli scarti del maiale: le morette (carne sanguinolenta, pezzi di fegato e cotiche) e i brigaldoli (sangue, farina, zucchero, uva passa e chiodi di garofano<em>). <\/em><\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Le uova erano disponibili quasi sempre data la presenza di galline nei cortili di casa. il loro uso era continuo, ma con poca fantasia: al mattino venivano \u201csudate\u201d cuocendole nella cenere calda del focolare oppure strapazzate con la salsiccia come robusta colazione solo per gli uomini validi che partivano per il lavoro; per i convalescenti e i malati si \u201csbattevano\u201d con lo zucchero e il caff\u00e8 e qualche rara volta si arrivava allo zabaione con il vino bianco, ma solo se l\u2019occasione era particolarmente fausta.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Le uova sode venivano usate tutto l\u2019anno, sempre condite con olio, sale e pepe e d\u2019inverno erano d\u2019obbligo con i broccoli; ma \u201ci ovi duri\u201d lo erano veramente con il tuorlo che assumeva sempre una vaga colorazione verdastra: altro che i mitici otto minuti!<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Un discorso a parte meritano le salse, la tanto declamata <em>pear\u00e0<\/em> fatta col pane raffermo, il brodo, il midollo di bue, il formaggio e il pepe, la <em>salsa verde<\/em> col prezzemolo, il pane bagnato nell\u2019aceto, l\u2019uovo sodo\u00a0 e l&#8217;acciuga, il <em>cren<\/em> (radice di rafano tritata), <em>la pan\u00e0,<\/em> pane inzuppato e passato in un filo d\u2019olio, cibo per i bambini e per gli anziani sdentati<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">La polenta accompagnava l&#8217;intera giornata: al mattino, come colazione, veniva scaldata sulle brace con la salsiccia o tagliata a fette nel\u00a0 latte, oppure era cotta nel latte e cosparsa di zucchero (la dimenticata <em>mosa<\/em>), e alla sera fresca, comunque quasi sempre con il <em>pocio<\/em>, a volte solo burro abbrustolito e formaggio.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Un piatto festoso nelle sere d\u2019inverno era la <em>polenta consa: <\/em>la massaia scodellava la polenta fumante nei piatti, soprattutto dei bambini, arrostiva le salsiccie nel burro, e ve le sbriciolava sopra, con una gran manciata di formaggio.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">C&#8217;era poco pesce sulle tavole della Valpolicella (il mare, il lago, il fiume, che ci sembrano ora cos\u00ec vicini, erano mondi sconosciuti e irraggiungibili), ma il venerd\u00ec di magro era sempre rispettato: il <em>baccal\u00e0<\/em>, cos\u00ec comune nel Veneto, ma qui fatto con il latte, l&#8217;uva bianca e la scorza di limone, la <em>renga,<\/em> con i sottaceti e l\u2019alloro, e le <em>sardele<\/em> sotto sale, di rigore, in quaresima con i <em>bigoli<\/em> fatti al torchio con farina di grano tenero.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Un ricordo per i gamberi d\u2019acqua dolce, ora timidamente riapparsi nei nostri vaj dopo il sacco ecologico dei decenni scorsi: li raccoglievano i giovani di notte percorrendo gli alvei dei torrenti con le lampade al carburo e venivano lessati nell&#8217;acqua bollente ancora vivi e diventavano rosso fuoco. Li potremmo chiamare l&#8217;aragosta dei poveri.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">La selvaggina era limitata agli <em>useleti<\/em>: arrostiti con olio, burro, salvia, abbondanti pezzi di lardo e serviti sempre con l&#8217;onnipresente polenta.<\/h4>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come gi\u00e0 detto il piatto principe di carne nella Valpolicella \u00e8 il lesso. Ancora oggi nessuna vera festa familiare \u00e8 tale se non ha il piatto di lesso. gallina, manzo, lingua e cotechino. 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