{"id":605,"date":"2012-11-11T19:08:42","date_gmt":"2012-11-11T19:08:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.prolocomarano.it\/v2\/?page_id=605"},"modified":"2012-11-11T19:08:42","modified_gmt":"2012-11-11T19:08:42","slug":"cibo-e-memoria","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/proloco\/?page_id=605","title":{"rendered":"Cibo e memoria"},"content":{"rendered":"<h4 style=\"text-align: justify;\">Il binomio cibo memoria ha non solo illustri precedenti letterari, ma ormai \u00e8 quasi un luogo comune e ogni esperienza gustativa viene caricata di capacit\u00e0 rievocative di una sensorialit\u00e0 autentica in quanto antica e pressoch\u00e9 scomparsa. In buona parte ci\u00f2 dipende dal sospetto o da una rassegnata constatazione che la civilt\u00e0 tecnologica ci abbia sottratto sapori e odori e che dei cinque sensi si sia salvata soltanto la vista. In verit\u00e0 l\u2019urbanizzazione di solo qualche decennio fa ha tentato di cancellare il pi\u00f9 possibile l\u2019impronta contadina, forse per dare la sicurezza che si superavano una volta per sempre anche i disagi e la miseria del passato.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">E la misura del nuovo benessere \u00e8 diventata la comodit\u00e0, l\u2019eliminazione del lavoro manuale, del sudore, la separazione fra vivere e lavorare. Ed ecco i nuovi materiali, formica, plastica, acciaio inox, tecnologici e luccicanti. Ed ecco i detersivi, i deodoranti, i saponi liquidi, i profumi esotici. Ed ecco i cibi sani, lucidi e colorati, sempre freschi perch\u00e9 di pronto consumo, sempre appetibili in quanto segno di successo sulla fame ancestrale, non da annusare o gustare, ma da mettere in tavola, in bella mostra, come gioielli o vestiti costosi.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Ovviamente la messa in mostra dei simboli della vittoria sulla miseria non si \u00e8 limitata al cibo e a forza di mostrare si \u00e8 creduto che l\u2019unico senso sopravvissuto fosse la vista. Ma anche la vista oggi \u00e8 vittima della voglia di comodit\u00e0, passare da vedere a guardare e osservare \u00e8 uno sforzo e si preferiscono perci\u00f2 immagini pronte per l\u2019uso, cio\u00e8 gi\u00e0 preparate per essere comprese per intero: immagini mediate per una vista immediata. Ma il sospetto che anche la vista sia poco affidabile deve venirci dalla marea di consigli, provenienti dalla pubblicit\u00e0, cio\u00e8 dai promotori stessi dei consumi, di non fidarci delle apparenze. Un esempio soltanto: come sapere se un uovo \u00e8 fresco?<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Ci sono mille modi, ci spiegano oggi alla TV: ma Giovanni ed Emilio che ancora prima della guerra, poco pi\u00f9 che bambini, giravano per le case con i cesti a spalle a vendere biancheria per essere pagati con centinaia di uova rispondono semplicemente: \u201cSi vedeva benissimo!\u201d.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Insomma consumiamo immagini con la stessa inconsapevolezza o incoscienza di qualsiasi altro prodotto e da bravi consumatori dobbiamo soltanto mettere in fila sempre nuove e comode sensazioni di generico piacere, tanto pi\u00f9 rapide e numerose quanto \u00e8 minore la nostra capacit\u00e0 di sentire, dato che nessuna delle nostre percezioni \u00e8 abbastanza vigorosa e durevole da trascinarsi dietro un qualsiasi filo di sensazioni derivate.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">I sensi vanno in poche parole rieducati e riportati alla piena funzionalit\u00e0: bisogna prendersi il tempo, ricostruirsi attorno l\u2019ambiente e una fitta rete di richiami.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">La ricerca dei sapori antichi, pi\u00f9 che come archeologia sensoriale, va valorizzata come percorso di recupero di valori non solo sensoriali.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Se si prova ad esaminare ci\u00f2 che si muove intorno al cibo nel mondo contadino tradizionale, almeno nelle situazioni in cui lo spettro della fame non era drammaticamente incombente, si colgono elementi interessanti anche per noi.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Intanto il pranzo, il pasto ha sempre avuto una sua ritualit\u00e0 e solennit\u00e0: ci si segna, un tempo il pranzo della festa del patrono si faceva nelle chiese e si invitavano i parenti dai paesi vicini.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Non si deve pensare che la cucina tradizionale fosse monotona e routinaria: gli ingredienti erano poveri ma vari, a seconda dei climi e delle stagioni, e preparati cercando di sfruttarne tutte le possibilit\u00e0, basti pensare alle minestre di verdura, alla stessa polenta, ai condimenti. Ma tutta la cucina popolare \u00e8 sotto il segno delle piccole differenze: la pear\u00e0, ad esempio, \u00e8 documentata da almeno 6 \u2013 7 secoli, ma ogni contrada la cucina alla sua maniera e la disputa sulla vera ricetta \u00e8 ancora aperta e lo sar\u00e0 sempre, al pari di quella sul dialetto, dato che non esiste la parlata pi\u00f9 giusta.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Inoltre c\u2019era sempre un legame dei commensali con i cibi in tavola: la verdura veniva dal proprio orto, la carne dal cortile o dalla stalla, il pane era cotto nel forno della corte o dal fornaio del paese in cambio di farina e legna. Ma i riferimenti affettivi erano spesso cos\u00ec forti e diffusi da coprire l\u2019intero territorio praticato: il cipresso davanti a casa piantato dal nonno, il pero di quel filare di una variet\u00e0 rara, la vigna di uva moscata, il capitello di contrada, la fontana di acqua fresca. Tutto un territorio era adottato e allevato con cura perch\u00e9 dentro c\u2019era un po\u2019 d\u2019anima di ognuno. Questa \u00e8 forse la dimensione che possiamo, dobbiamo recuperare: mettere un po\u2019 d\u2019anima, d\u2019umanit\u00e0, nelle cose, nei gesti, nei cibi.<\/h4>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il binomio cibo memoria ha non solo illustri precedenti letterari, ma ormai \u00e8 quasi un luogo comune e ogni esperienza gustativa viene caricata di capacit\u00e0 rievocative di una sensorialit\u00e0 autentica in quanto antica e pressoch\u00e9 scomparsa. 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