{"id":609,"date":"2012-11-11T19:11:20","date_gmt":"2012-11-11T19:11:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.prolocomarano.it\/v2\/?page_id=609"},"modified":"2016-01-18T20:39:24","modified_gmt":"2016-01-18T20:39:24","slug":"il-vino-nella-tradizione-popolare","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/proloco\/?page_id=609","title":{"rendered":"Il vino nella tradizione popolare"},"content":{"rendered":"<h4 style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/associazioni\/propezza\/foto\/Pezza\/images\/pezza_021.jpg\" data-lbwps-width=\"467\" data-lbwps-height=\"640\" data-lbwps-srcsmall=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/associazioni\/propezza\/foto\/Pezza\/images\/pezza_021.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/associazioni\/propezza\/foto\/Pezza\/images\/pezza_021.jpg\" alt=\"\" width=\"196\" height=\"269\" \/><\/a>Come per molte altre tradizioni, anche per il vino vale la regola dei Santi, cio\u00e8 le date significative sono quelle di feste religiose importanti: si vendemmiava intorno alla Madonna del Rosario (prima domenica di ottobre), intorno all\u2019Immacolata (8 dicembre) si pigiava l\u2019uva del recioto che veniva imbottigliato il Venerd\u00ec Santo. Se per noi oggi sembra eccessivamente precoce tale conclusione del ciclo di produzione del recioto, occorre forse pensare che la bassa produttivit\u00e0 delle vigne, sempre in mezzo al seminativo, doveva forse dare un grado zuccherino pi\u00f9 alto e poi andava di moda un recioto spumante con una schiuma che doveva sciogliersi rapidamente nel bicchiere. Molto apprezzato era anche il recioto bianco.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Ma il recioto non era l\u2019unico prodotto delle vigne. Intanto bisognava mettere da parte l\u2019uva riservata al parroco: una persona dotata di carretto si incaricava di passare per le famiglie della contrada per la questua, cio\u00e8 una quantit\u00e0 d\u2019uva proporzionale al raccolto, che veniva poi venduta a una cantina del paese e il ricavato andava al parroco. Il sacrestano doveva provvedere da solo alla sua questua, girando personalmente casa per casa. C\u2019era poi da preparare l\u2019uva perla Messa, che veniva consegnata direttamente in canonica.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Il vino per il consumo della famiglia, come ha gi\u00e0 scritto qualche fascicolo fa Francesco Quintarelli, era ricavato dalle sernaie, cio\u00e8 gli scarti della uva da mettere a riposo e grappoli non perfettamente maturi: per fortuna qualche cesto di uva passabile andava poi a sanare in parte il miscuglio.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Ma era la grasp\u00eca il \u201cvino\u201d da bere in casa, la vera bevanda dissetante per tutta la famiglia, con potere diuretico e depurativo, tanto che veniva data anche ai bambini (e la pip\u00ec era poi dispersa come fertilizzante). Fare la grasp\u00eca era molto semplice: le vinacce ben torchiate del recioto venivano sistemate in una tinozza e periodicamente irrorate d\u2019acqua, il liquido che ne risultava era la grasp\u00eca. Molte famiglie, per risparmiarsi la fatica di procacciare l\u2019acqua d\u2019inverno lasciavano la tinozza sotto i canali di gronda e una delle leccorn\u00ece pi\u00f9 ambite dai bambini di allora erano i ghiaccioli di grasp\u00eca che si formavano con il gocciol\u00eco della spina della tinozza: se poi cadeva la neve c\u2019era subito pronta la granita di stagione. Chi aveva una buona cantina poteva anche mantenersi la sua grasp\u00eca fino all\u2019epoca della raccolta delle ciliegie.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Con queste consuetudini, l\u2019attrezzatura e gli spazi riservati alla cantina, in una famiglia media prima dell\u2019et\u00e0 industriale, erano molto ridotti: nella tinassara qualche brento (botte senza coperchio) per la fermentazione, qualche botte di varie dimensioni e una brent\u00e8la trasaora (tinozza per travasi) in caneva o cania, pochi attrezzi minuti, come la lora (imbuto per vino in un unico pezzo di legno), la tram\u00f2sa (imbuto largo per mosto), el tortor (imbuto), la brentina o gronz\u00e0l (tinozza a forma conica di 60-70 litri, dotata di legacci per essere caricata a spalle) per trasferire da una botte all\u2019altra mosto o vino, la mostar\u00f2la (tinozza a forma rettangolare per la pigiatura e quindi col fondo a listelli distanziati) a volte era chiesta in prestito dai vicini.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">In molte case c\u2019erano pure gli attrezzi da falegname per riparare o farsi in proprio le botti.<\/h4>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come per molte altre tradizioni, anche per il vino vale la regola dei Santi, cio\u00e8 le date significative sono quelle di feste religiose importanti: si vendemmiava intorno alla Madonna del Rosario (prima domenica di ottobre), intorno all\u2019Immacolata (8 dicembre) si pigiava l\u2019uva del recioto che veniva imbottigliato il Venerd\u00ec Santo. 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