{"id":635,"date":"2012-11-11T20:08:58","date_gmt":"2012-11-11T20:08:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.prolocomarano.it\/v2\/?page_id=635"},"modified":"2016-01-18T20:28:13","modified_gmt":"2016-01-18T20:28:13","slug":"il-paesaggio","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/proloco\/?page_id=635","title":{"rendered":"Il paesaggio"},"content":{"rendered":"<h4 style=\"text-align: justify;\">La Valpolicella, pi\u00f9 che una valle, \u00e8 un ventaglio di piccole valli, digradanti verso sud sulle colline alle spalle di Verona. Favorita da un ottimo clima, dalla dolcezza del paesaggio e dalla presenza di diffuse sorgenti d\u2019acqua,la Valpolicella \u00e8 sempre stata intensamente abitata, fin dai tempi pi\u00f9 remoti, ed \u00e8 stata scelta a partire dal Rinascimento come luogo di villeggiatura di molti nobili veronesi e veneziani, che vi hanno costruito eleganti ville circondate da giardini e parchi, le cui masse scure, chiuse dai muri dei broli, sono ben evidenti al di sopra del mare dei vigneti e dei ciliegi.<br \/>\nAnche se l\u2019urbanizzazione degli ultimi decenni ha riempito i fondovalle di quartieri residenziali e di aree artigianali, basta spostarsi di qualche centinaio di metri per ritrovare gli insediamenti tipici della Valpolicella: le ville, appunto, le corti rurali, le case isolate, magari col loro cipresso e, pi\u00f9 in alto, le piccole contrade tutte in pietra con le case ben allineate al sole.<br \/>\nBen visibili, soprattutto ad inizio primavera e ad autunno, le residue zone a bosco ceduo sui pendii pi\u00f9 ripidi, nei vaj, le vallette scoscese percorse dai molti torrenti; mentre le sommit\u00e0 delle colline sono a volte occupate dalle macchie scure delle pinete di pino austriaco, frutto di maldestri rimboschimenti a cavallo dell\u2019ultima guerra.<\/h4>\n<h2 style=\"text-align: justify;\">Il paesaggio agrario<\/h2>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Nel corso dei secoli l\u2019introduzione di nuove colture e di nuovi stili di vita ha modificato paesaggio agrario o struttura delle abitazioni, cercando per\u00f2 un equilibrio con la tradizione, per cui, con un po\u2019 d\u2019attenzione, \u00e8 possibile \u201cleggere\u201d sul terreno le successive stratificazioni della storia.<a href=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/immagini\/valgatara\/valgatara-01.jpg\" data-lbwps-width=\"800\" data-lbwps-height=\"600\" data-lbwps-srcsmall=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/immagini\/valgatara\/valgatara-01.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" src=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/immagini\/valgatara\/valgatara-01.jpg\" alt=\"\" width=\"336\" height=\"252\" \/><\/a><br \/>\nNei secoli passati non sono state rade le \u201crivoluzioni\u201d: le diverse rotazioni agrarie, l\u2019estensione del seminativo, anche grazie al mais, con conseguente espansione dei terrazzamenti a marogne, l\u2019introduzione del gelso per l\u2019allevamento del baco da seta, l\u2019enorme sviluppo dell\u2019allevamento bovino da met\u00e0 \u2018800\u00a0nell&#8217;alta\u00a0collina, con l\u2019incremento delle aree a prato e la costruzione di stalle e fienili.<br \/>\nLa modernizzazione dell\u2019agricoltura del dopoguerra ha invece \u201cspecializzato\u201d il territorio in rapporto\u00a0all&#8217;altitudine\u00a0 la fascia pi\u00f9 vicina\u00a0all&#8217;Adige\u00a0\u00e8 riservata alla frutticoltura, soprattutto pescheti; la zona pedemontana e della bassa collina \u00e8 dedicata al vigneto, con l\u2019inserimento di non ampie, ma ben visibili e ben curate, aree ad uliveto; l\u2019alta collina \u00e8 sede del ciliegeto, il quale, a partire dai filari dove era inframmezzato alla vite, ha occupato prati e pendii un tempo a bosco, ma, soprattutto in primavera, \u00e8 facile notare anche altra specie arborea, come albicocchi o susini; pi\u00f9 in alto ancora abbiamo prati e pascoli, ancora ciliegi e boschi di castagni.<\/h4>\n<h2 style=\"text-align: justify;\">I segni minori del paesaggio agrario<\/h2>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Tuttavia ci\u00f2 \u00e8 avvenuto senza cancellare del tutto i segni dell\u2019agricoltura tradizionale: sono stati <a href=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/immagini\/mondrago\/marezzane-01.jpg\" data-lbwps-width=\"800\" data-lbwps-height=\"291\" data-lbwps-srcsmall=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/immagini\/mondrago\/marezzane-01.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"http:\/\/www.maranovalpolicella.it\/immagini\/mondrago\/marezzane-01.jpg\" alt=\"\" width=\"288\" height=\"105\" \/><\/a>rispettati i terrazzamenti con muri a secco.Qua e l\u00e0 rimangono anche alcuni alberi lungo i filari di vite, a testimonianza di quando servivano come sostegni vivi. Ma si possono vedere anche i gelsi, gli alberi di noce, nel prato vicino a casa; c\u2019\u00e8 a volte anche un fico e il cipresso fa bella mostra di s\u00e9 in molte corti.<br \/>\nInoltre si possono vedere ancora le vasche in pietra, dove si preparava il verderame, i casotti, sempre in pietra, per il ricovero degli attrezzi, qualche \u201cr\u00f2ccolo\u201d per la caccia, le scale sporgenti per collegare le terrazze pi\u00f9 ripide e perfino qualche edicola sacra e le croci di legno in testa ai filari. Pi\u00f9 a monte sono fatte di pietre piantate nel terreno i letamai, le recinzioni dei campi e i pali di sostegno della vigna\u00a0nell&#8217;orto.<br \/>\nA fianco di una piccola conca, esposta a nord e seminascosta nel terreno, \u00e8 rimasta ancora qualche ghiacciaia, un serbatoio cilindrico con le pareti di pietra dove d\u2019inverno si ammassavano grossi blocchi di ghiaccio che nelle notti estive venivano portati nelle case signorili e negli alberghi di Verona.<br \/>\nAltro edificio caratteristico, collocato ai margini delle contrade dell\u2019alta collina, \u00e8 la malga, dove veniva raccolto e lavorato, a turno dai vari soci, il latte di tutta la comunit\u00e0: \u00e8 di solito diviso in due locali, in quello esposto a nord o interrato si depositava il latte per ricavarne la panne per il burro,\u00a0nell&#8217;altro\u00a0 con un ampio camino, si produceva il formaggio.<\/h4>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>Il paesaggio del vigneto<\/strong><\/h2>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Anche per quanto riguarda l\u2019aspetto della sua coltura pi\u00f9 tipica, il vigneto,la Valpolicella ha mantenuto ed anzi ampliato la tradizionale variabilit\u00e0, che \u00e8 stata poco o niente toccata dai massicci reimpianti iniziati circa un secolo fa, in seguito al passaggio della fillossera.<br \/>\nLa diversa conformazione del terreno, la sistemazione secolare del campo, le intenzioni colturali e le scelte tecniche del vignaiolo, lo spezzettamento delle propriet\u00e0 disegnano ancora oggi fisionomie e geometrie non uniformi. C\u2019\u00e8 chi ha avuto cura di conservare e rinforzare le vecchie terrazze e i muri a secco di sostegno, rinunciando a spianare i pendii e a ritagliare grossi ciglioni, chi ha avuto cura di contenere lo sviluppo vegetazionale delle viti, lasciando pi\u00f9 ampi spazi\u00a0all&#8217;aria\u00a0e al sole; c\u2019\u00e8 chi ha adottato immediatamente comodi pali di cemento, chi ha mantenuto in legno almeno i traversi.<br \/>\nMentre poi compaiono sulle testate i primi cespi di rose, sui campi pi\u00f9 marginali della collina sopravvivono vecchi filari segnati dalla presenza di frassini o pi\u00f9 raramente olmi, un tempo utilizzati come sostegni vivi. C\u2019\u00e8 ancora qualche vite allevata a festone, con un unico lungo tralcio mentre \u00e8 praticamente scomparsa la vigna della corte, d\u2019uva lugliana, in grado di ombreggiare l\u2019intera famiglia e di assicurare frutta fresca per tutta estate.<\/h4>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Valpolicella, pi\u00f9 che una valle, \u00e8 un ventaglio di piccole valli, digradanti verso sud sulle colline alle spalle di Verona. 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