{"id":392,"date":"2011-04-26T19:12:30","date_gmt":"2011-04-26T19:12:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.prolocomarano.it\/v2\/?p=392"},"modified":"2012-10-20T19:18:09","modified_gmt":"2012-10-20T19:18:09","slug":"castelon-tesoro-storico-nazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/proloco\/?p=392","title":{"rendered":"CASTELON, TESORO STORICO NAZIONALE"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><span style=\"font-family: 'Rockwell Extra Bold'; font-size: xx-large;\">L&#8217;Arena\u00a0<\/span><span style=\"font-family: 'Rockwell Extra Bold'; font-size: large;\">26 aprile 2011<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">MARANO. Le campagne di scavi, seppure condotte a fasi alterne, hanno prodotto risultati ben oltre le aspettative e altri misteri da sciogliere<\/p>\n<p>Castel\u00f2n, tesoro storico nazionale<br \/>\nAgnese Ceschi<br \/>\nIl tempio di Minerva \u00e8 stato incluso nelle Settimane della cultura. Brunella Bruno, della Soprintendenza: \u00abDecorazioni nello stesso stile usato a Pompei\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.prolocomarano.it\/rassegnastampa\/arena25.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"http:\/\/www.prolocomarano.it\/rassegnastampa\/arena25.jpg\" alt=\"\" width=\"275\" height=\"224\" \/><\/a>Il tempio di Minerva venuto alla luce sul Castel\u00f2nll Tempio di Minerva di Marano entra nel circuito della XIII \u00abSettimana della Cultura\u00bb promossa dal ministero per i Beni Culturali. Sulle pendici del Monte Castelon a Marano di Valpolicella \u00e8 sepolto un millennio di storia. \u00c8 la scoperta emersa dalla campagna di scavo condotta nell&#8217;ultimo anno per volont\u00e0 del sindaco Simone Venturini e della Sovrintendenza ai Beni Archeologici del Veneto.<br \/>\nGli esiti sono stati illustrati nella consiliare del Comune di Marano. In tutti i documenti storici, in particolare nei carteggi dello storico dell&#8217;Ottocento Girolamo Orti Manara, si parla di un tempio di epoca romana. Di questo si avevano solo disegni, testimonianze e ipotesi. Grazie alla campagna di scavi il tempio \u00e8 venuto alla luce, ma la portata della scoperta \u00e8 ben pi\u00f9 sorprendente. Orti Manara non immaginava che sotto i resti del tempio di epoca imperiale vi fossero le tracce di un precedente luogo di culto tardo repubblicano (intorno al 100 aavnti Cristo). Il ritrovamento poi di ben 40 anelli retici (risalenti al 400 a.C.) \u00e8 di portata rilevante, che lascia intravvedere, esiti imprevedibili per gli scavi futuri.<br \/>\nNell&#8217;anno 1836 vengono pubblicati sul \u00abBollettino di archeologia\u00bb i risultati della campagna di scavo condotta dallo storico Girolamo Orti Manara nei pressi del Monte Castelon di Marano. Il resoconto, corredato dai disegni del pittore mantovano Razzetti, parla della presenza di un tempio di et\u00e0 romana dedicato alla dea Minerva, provato dal rinvenimento di epigrafi che recavano il suo nome (ora conservate presso il Teatro Romano). La ricerca viene abbandonata, come i resti. Ma rimane nella comunit\u00e0 locale, e non solo, la memoria del leggendario tempio; si parla addirittura di una statua d&#8217;oro della dea. Nel 2006 la Soprintendenza ai Beni Archeologici del Veneto chiede al sindaco Venturini di fare luce sul mistero del Castelon e gli scavi hanno inizio. Nel 2007 il tempio svela le prime tracce della sua esistenza, ma le risorse mancano. Nel 2010 il Comune acquista l&#8217;area che ora appartiene al Demanio pubblico e pu\u00f2 essere aperta alla valorizzazione.<br \/>\nIl progetto Castelon ha previsto un grande e impegnativo cantiere di scavo con movimenti terra di circa 400 metri cubi in un contesto soggetto a tutela paesaggistica. \u00abEssendo il Castelon un monte terrazzato, con stratigrafia complessa, abbiamo dovuto andare per gradi per evitare di provocare grossi crolli di terra\u00bb, dice Giorgio Bernardi della Sap, societ\u00e0 archeologica mantovana che ha seguito il cantiere. \u00abSono stati effettuati 20 sondaggi esplorativi a circa 4 metri di profondit\u00e0: uno di questi ha rilevato una parte di cinta muraria e una scalinata\u00bb.<br \/>\nLa conferma della presenza del tempio sottostante ha sollevato un problema. Come affrontare la messa in sicurezza del cantiere? \u00c8 stato necessario rimuovere una grossa quantit\u00e0 di terreno, sono stati cancellati 5 terrazzamenti fino a raggiungere la roccia. Ci\u00f2 ha permesso di aprire una zona di lavoro di venti per 10 metri, per potere procedere in profondit\u00e0.<br \/>\nScendendo in profondit\u00e0, sotto le rovine del tempio di et\u00e0 augustea, di cui si conosceva gi\u00e0 l&#8217;esistenza grazie al lavoro di Orti Manara, \u00e8 venuto alla luce un pavimento in coccio-pesto risalente al 100 a.Cristo circa ricoperto poi dal tempio tardo imperiale. Di questa antica struttura si hanno poche testimonianze, ma sufficienti per fare ipotesi interessanti. \u00abPossiamo dire con certezza che si tratta di un tempio tardo-repubblicano, decorato con la tecnica pittorica &#8220;primo stile pompeiano&#8221;, la stessa che ritroviamo nella casa di Sallustio a Pompei. Abbiamo rinvenuto pannelli gialli e verdi, tipici di quel tipo di decorazione a muro. La cosa rilevante \u00e8 che si tratta di una tecnica rara e diffusa prevalentemente nel centro-sud Italia e ci\u00f2 presuppone una committenza informata delle mode dell&#8217;epoca\u00bb, racconta Brunella Bruno, funzionario del nucleo operativo di Verona della Soprintendenza.<br \/>\nLe ipotesi prospettano risvolti interessanti ma per ora ci\u00f2 che emerge in superficie \u00e8 la struttura del tempio di et\u00e0 augustea. E non \u00e8 poco. Esso si presenta come un edificio triporticato con un muro in opera reticolata di importanti dimensioni su cui sembra poggiassero colonne doriche. La particolare tecnica \u00e8 la stessa impiegata per il Teatro Romano. La stanza centrale, ne resta un pavimento in coccio pesto rosso con tasselli bianchi, \u00e8 collegata al portico da una scalinata. Gli unici reperti mobili rinvenuti sono una cinquantina di monete tardo-antiche (4-5 secolo d.C.) che confermano l&#8217;ipotesi che il santuario avesse una cassa comune, creata con offerte o rendite.<br \/>\nMolti interrogativi restano aperti, ma ci\u00f2 che affascina di pi\u00f9 sono le ipotesi riguardo alla chiusura del tempio. Sono state rinvenute infatti tracce di cenere: un incendio devastante? Oppure: \u00e8 stato chiuso, essendo santuario pagano, a seguito degli Editti teodosiani che hanno promosso il cristianesimo nell&#8217;Impero? Una cosa \u00e8 certa. La sacralit\u00e0 del luogo non \u00e8 andata persa: il Castelon venne scelto nuovamente come luogo di culto per costruirvi una chiesa dedicata alla Madonna.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;Arena\u00a026 aprile 2011 MARANO. 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