{"id":434,"date":"2007-03-31T20:30:51","date_gmt":"2007-03-31T20:30:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.prolocomarano.it\/v2\/?p=434"},"modified":"2012-10-20T20:33:27","modified_gmt":"2012-10-20T20:33:27","slug":"trovato-il-tempio-di-minerva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.maranovalpolicella.it\/proloco\/?p=434","title":{"rendered":"TROVATO IL TEMPIO DI MINERVA"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\"><span style=\"font-family: 'Rockwell Extra Bold'; font-size: xx-large;\">L&#8217;Arena\u00a0<\/span><span style=\"font-family: 'Rockwell Extra Bold'; font-size: large;\">31 marzo 2007<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\">Trovato il TEMPIO di MINERVA\u00a0di cui si era persa ogni traccia<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\">MARANO. Non era solo una leggenda: sul Monte Castelon riaffiorano mura romane terrazzamenti e due ambienti del vasto complesso sacro. Ma le scoperte continueranno<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.prolocomarano.it\/rassegnastampa\/arena34.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"http:\/\/www.prolocomarano.it\/rassegnastampa\/arena34.jpg\" alt=\"\" width=\"286\" height=\"159\" \/><\/a>Marano. Sul monte Castelon la realt\u00e0 supera abbondantemente la fantasia e dalla terra spuntano spettacolari testimonianze del lontano passato maranese, che sembravano ormai destinate a rimanere nella leggenda. A togliere il velo di mistero su quello che gi\u00e0 dai primi sondaggi gli stessi ricercatori hanno definito eccezionale, ci hanno pensato la Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto e il Comune di Marano, entrambi alla caccia del TEMPIO perduto dedicato al culto della DEA MINERVA e di quanto aveva scoperto nel 1835 il conte Giovanni Gerolamo Orti Manara.<br \/>\nQuasi due secoli fa il nobile studioso effettu\u00f2 una serie di scavi archeologici sul \u00abfianco a levante\u00bb del monte Castelon di Marano, poco sopra l\u2019abitato di San Rocco, incuriosito sia dal toponimo (Minerbe) sia dai ritrovamenti fatti da alcuni contadini del luogo. Gli scavi di allora portarono alla luce diverso materiale, peraltro di notevole interesse; anche se, lo scopriamo oggi, una minima parte di quanto giace sotto i ciliegi del Castelon si \u00e8 conservato fino ad oggi.<br \/>\n\u00abIn particolare\u00bb, sottolinea Brunella Bruno, funzionario archeologo responsabile del territorio veronese per l\u2019et\u00e0 romana e medievale, \u00abOrti Manara riport\u00f2 alla luce parte di un ambiente con pavimento segmentato solidissimo bianco e rosso, circondato da un portico a segmento bianco e un piccolo avanzo di intercolunnio murato di ordine dorico. Il muro che racchiudeva le colonne era in opera reticolata, di grande prestigio, raramente attestata fuori dall\u2019Italia centrale, se non in complessi architettonici di elevata committenza. In Italia settentrionale l\u2019opera reticolata risulta presente solo a Verona, nel teatro romano\u00bb. La dottoressa Bruno prosegue: \u00ab\u00c8 probabile che i resti siano rimasti a vista, spogliati via via nel tempo di tutto l\u2019apparato strutturale e decorativo\u00bb.<br \/>\nAlla fine del 2006 la dottoressa Bruno e il sindaco di Marano, Simone Venturini, si sono accordati per dare il via all\u2019indagine archeologica finalizzata a verificare l\u2019esistenza del TEMPIO. Ottenuti i permessi e unite le risorse di Comune e Soprintendenza, il 5 marzo scorso sono cominciate le indagini preventive per individuare concretamente la posizione dell\u2019edificio.<br \/>\n\u00abGli archeologi della Sap, societ\u00e0 archeologica incaricata, hanno eseguito alcuni saggi con l\u2019ausilio di un escavatore\u00bb, prosegue la Bruno. \u00abContestualmente, con la collaborazione dei proprietari stessi, le indagini sono state estese sulla sommit\u00e0 del Castelon, al fine di raccogliere informazioni stratigrafiche su eventuali depositi protostorici e medievali del monte. I sondaggi, bench\u00e9 limitati, hanno avuto un esito sorprendente. Sono stati parzialmente portati alla luce due ambienti: uno, lungo 8 metri, con un solido pavimento in cocciopesto, l\u2019altro in graniglia bianca. \u00c8 probabile che proprio questi siano i vani gi\u00e0 visti dall\u2019Orti Manara\u00bb.<br \/>\nNella terrazza sottostante \u00e8 venuto alla luce un solido muro di terrazzamento, che doveva con ogni probabilit\u00e0 sostenere un colonnato. \u00abIl TEMPIO di Marano\u00bb, conclude Brunella Bruno \u00abera dunque un TEMPIO a terrazze, ispirato probabilmente ai modelli santuariali tardo-ellenistici, con almeno due fasi costruttive\u00bb. I lavori di sondaggio sono stati interrotti per la fioritura dei ciliegi e per dare quindi modo ai contadini di prepararsi alla stagione. Poi partir\u00e0 la ricerca del TEMPIO perduto.<br \/>\nGrande l\u2019entusiasmo del sindaco Simone Venturini: \u00abLa scoperta del TEMPIO di MINERVA \u00e8 un evento molto importante sia per l\u2019antichit\u00e0 del manufatto, a cavallo dell\u2019anno zero, quindi nel periodo di Cristo, sia per la bellezza della fattura. Il pavimento rosso e bianco indica una lavorazione ricca, degna di un TEMPIO importante. E anche la sua stessa forma, addossata alla parete nord-est del colle, disposta su pi\u00f9 piani, rappresenta un effetto scenografico assai importante\u00bb.<br \/>\nNotevole la disponibilit\u00e0 dimostrata dai proprietari dei terreni, che per primi hanno indicato ai ricercatori i luoghi in cui scavare. \u00abVoglio ringraziare pubblicamente Enzo Lonardi, detto \u201cBugna\u201d; e la famiglia di Serafino Tommasi\u00bb conclude il sindaco Venturini, \u00abper aver concesso l\u2019esecuzione degli scavi nei propri terreni. Il loro entusiasmo e la loro disponibilit\u00e0 hanno sorpreso anche gli stessi tecnici della Soprintendenza\u00bb.<br \/>\nGianfranco Riolfi<\/p>\n<p align=\"center\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;Arena\u00a031 marzo 2007 Trovato il TEMPIO di MINERVA\u00a0di cui si era persa ogni traccia MARANO. Non era solo una leggenda: sul Monte Castelon riaffiorano mura romane terrazzamenti e due ambienti del vasto complesso sacro. Ma le scoperte continueranno Marano. 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