domenica 29 giugno 2008 provincia pag. 29
FUMANE. Alla serata promossa da Valpolicella 2000 in primo piano il
documento congiunto delle due amministrazioni comunali sul progetto del
nuovo forno
Cementificio, torre troppo alta
Si è costituito nel corso dell’assemblea pubblica dell’altra sera un
comitato per sensibilizzare la popolazione di Fumane al referendum che
l’associazione Valpolicella 2000 ha richiesto di indire per il prossimo
autunno.
La popolazione fumanese - nel caso l’amministrazione comunale desse il
via libera o dopo una eventuale raccolta di almeno 500 firme, come vuole
lo statuto comunale - è chiamata a dire se vuole che il cementificio
resti nella Valle dei Progni oppure no.
La provocazione da parte dell’associazione, che ha già fissato per il 5
ottobre la terza marcia pacifica per difendere l’oasi di Marezzane,
nasce dal fatto che «si è concluso il primo ciclo produttivo del
cementificio che si trova in Valpolicella dal 1962», ha detto Daniele
Todesco, presidente di Valpolicella 2000. «Ora c’è bisogno di
rimodernare tutto lo stabilimento ormai vecchio e renderlo meno
inquinante e adatto a ricevere tonnellate di rifiuti anche da Ca’ del
Bue, appena riaprirà».
Non ha dubbi, Todesco, sul fatto che il futuro del cementificio sia di
diventare un ricettacolo per i rifiuti: i fanghi dei marmi, le ceneri
degli inceneritori, gli scarti di lavorazione e gli pneumatici.
«Così come si sta facendo negli altri stabilimenti Cementirossi,
soprattutto a Pederobba, vicino a Treviso, dove si bruciano 60 mila
tonnellate di pneumatici usati provenienti da tutta Italia. Con
conseguenze disastrose non solo per il territorio, ma anche per
l’aumento di traffico».
Non è mancata l’ironia da parte del pubblico, una cinquantina di
persone, intervenuto nei confronti dell’amministrazione: «Secondo il
sindaco, Mirco Frapporti, non ci sono problemi di traffico, va tutto
bene; mentre per il capogruppo di minoranza, Domenico Bianchi, il
traffico è così caotico che bisogna subito fare delle arterie
alternative, bucando le montagne e creando una strada che convogli i
mezzi pesanti provenienti dalle cave della Lessinia, passando tutto da
Fumane».
Intanto i comuni di MARANO e Fumane hanno preparato un documento
congiunto con le osservazione sulle tre valutazioni di impatto
ambientale presentate dalla Cementirossi.
Documento che è già stato discusso e approvato dall’amministrazione di
MARANO, con il voto contrario delle minoranze. La questione più
importante sollevata è stato il notevole impatto ambientale che la torre
del nuovo forno a cicloni comporterà.
Dal versante nord e nord est la torre si vedrà in maniera rilevante con
i suoi 103 metri di altezza e il suo diametro. Nella relazione (che è
stata inserita nel sito internet del comune) si legge una dettagliata
descrizione delle peculiarità della zona: la bellezza delle colline,
l’importanza del santuario di Santa Maria Valverde, da cui si gode un
panorama stupendo, l’intenzione di creare un parco archeologico sul
monte Castelon dopo la riscoperta del tempio della dea Minerva (sembra
essere uno dei più importante del nord Italia), il castello scaligero di
Federico della Scala. Sono state richieste all’azienda modifiche al
progetto, per diminuire l’impatto.
L’inquinamento non è stato ritenuto un problema, visto che il
rimodernamento dello stabilimento prevede filtri più efficenti e minori
emissioni. Nella relazione allegata redatta dal dottor Sassi, dell’Arpa
di Piacenza, si accenna anche a un nuovo problema da valutare, oltre al
rumore: quello delle vibrazioni trasmesse al suolo.G.G.
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IL PROGETTO. Illustrato a Firenze il disegno di legge per creare l’area
protetta: siglata un’alleanza con i comitati che difendono dal cemento
le colline del Chianti
Valpolicella, poi il Garda
Al via la sfida per i Parchi
PIERALVISE SEREGO ALIGHIERI
di Giancarla Gallo
Valpolicella e Chianti, territori ricchissimi di storia, legati a nomi
di vini prestigiosi. E con gli stessi problemi: lottizzazioni anonime
che mangiano un po' tutto, senza rispetto, casolari antichi, manufatti,
cipressi centenari. Ampio spazio è stato dato alla Valpolicella, ieri
mattina a Firenze nel convegno sul tema «Emergenza in Toscana: crisi di
un modello regionale di sviluppo», organizzato dalla Rete di comitati
per la difesa del territorio, presieduta dal professor Alberto Asor
Rosa. Della rete fa parte anche l’associazione Salvalpolicella, invitata
al convegno, proprio per la similitudine dei problemi.
A parlare di Valpolicella, e del progetto di costituirvi un Parco, è
stato il presidente dell’associazione, Pieralvise Serego Alighieri,
discendente di Dante, il toscano più famoso. «La cosa indubbiamente più
importante di questa Rete è che ci consente di essere in contatto con
realtà similari», spiega Serego Alighieri, «confrontarsi, scambiarsi
idee e notizie. Ho presentato a questo affollatissimo convegno il
progetto di legge di iniziativa popolare, predisposto da Salvalpolicella,
che vuole rappresentare un chiaro punto di svolta nel modo di
considerare la gestione del nostro territorio. Ho ribadito e voglio
sottolineare che Parco in questo caso non vuol dire tutto bloccato, non
si fa più nulla. Il Parco, invece, deve essere uno strumento che dà agli
amministratori una possibilità per pianificare i vari interventi e, più
in generale, gestire meglio il territorio».
Insomma, non un assoluto divieto di costruire, specie per i residenti,
ma un modo intelligente di recuperare l’antico, di sistemarlo e
valorizzarlo. «Mi auguro che gli amministratori recepiscano questa
proposta di legge a loro favore, non in senso negativo. Crediamo che,
come un bene di valore si cerca di conservarlo e di fare tutto perché
non ci venga rubato o danneggiato, così venga visto il territorio di
pregio: va difeso da chi cerca di distruggerlo. Quindi, in questo senso,
il Parco della Valpolicella potrebbe fare da cassaforte o da recinzione,
evitando che ciascuno faccia i comodi suoi su un bene che è di tutti».
Per questo una parte essenziale del progetto prevede il recupero del
«brutto esistente», mitigandolo, nascondendolo o migliorandolo. «E
questo dipende dalla sensibilità di chi amministra, perché gli strumenti
ci sono per intervenire in questo senso, e ovviamente dipende anche da
tutti noi. La Valpolicella è una situazione atipica, è abbastanza
articolata come pianificazione, essendo già riempita di insediamenti; l’inizativa
di creare il Parco va letta come un’opportunità che viene data per
decidere».
E per quanto riguarda realtà industriali impattanti come il cementificio
o la fabbrica di batterie a Fumane? «Il problema del cementificio è uno
dei più grossi della Valpolicella», risponde Serego, «il Parco dovrà
prevedere soluzioni per l’esistente, sistemazione o ripianificazione.
Sono assolutamente d’accordo su un referendum per sentire effettivamente
cosa ne pensa la popolazione . Direi che bisognerebbe allargarlo anche
alla questione delle cave e soprattutto, provocatoriamente, propongo che
si chieda come si vuole che sia la Valpolicella tra 15 o 20 anni.
Bisogna che la gente rifletta su cosa sta accadendo, primi fra tutti i
vitivinicoltori, che rischiano grosso; altrimenti va a finire che ogni
cosa ci scivola sotto i piedi, senza fare nulla e ci ritroviamo tra un
decennio con danni che non si possono più sanare».
E’ già stata presentata in Regione la domanda per ottenere l’assistenza
tecnico-giuridica, che dovrebbe essere concessa entro una decina di
giorni; passo necessario per la successiva presentazione del progetto di
legge di iniziativa popolare previa la raccolta di cinquemila firme in
Veneto. L’iter sarà lungo, se ne riparlerà in autunno. Il progetto è
stato predisposto con la collaborazione tecnico-giuridica del dottor
Gian Paolo Bastia, presidente di Assolago, l’associazione sorella che
opera sul Garda ed è coordinato con una analoga iniziativa (che verrà
presentata tra qualche settimana) avviata dal comitato per il Parco
delle colline moreniche, presieduto dal professor Emilio Crosato, che
sta predisponendo due progetti di legge consimili per la costituzione di
due parchi regionali, per le aree del Garda veneto e delle colline
moreniche.