Verona Fedele  del 27 giugno 2010

       
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MARANO DI VALPOLICELLA VERONA FEDELE 27 GIUGNO 2010

Lettera del sindaco sul si regionale alla nuova cava di marna richiesta da cementirossi



ECCO PERCHE’ DIFENDO GLI SCAVI A MAREZZANE



L’8 giugno scorso la commissione regionale di Valutazione di impatto ambientale (Via) ha dato parere favorevole con prescrizioni al progetto di coltivazione mineraria in area Marezzane, nel Comune di Marano di Valpolicella, finalizzato all'escavazione di marna per la produzione di cemento, nel cementificio della ditta Cementirossi a Fumane.
La commissione regionale Via ha fatto un lavoro di alto profilo. Il prof. Secchieri, relatore in commissione, ha più volte sottolineato come il parere e le prescrizioni al progetto siano il frutto della strettissima collaborazione che vi è stata tra Regione e Comuni di Marano in primis (ove si realizzano gli scavi minerari) e di Fumane e come tale collaborazione abbia portato ad un progetto che ora è molto diverso e migliorato rispetto a quello inizialmente presentato dal concessionario.
In particolare, è stato completamente rivisto il cantiere viabilità. La strada di collegamento tra il cantiere Giarole ed il futuro cantiere Marezzane, infatti, è stata ridotta tantissimo, sia in volume di scavo che in sezione. Ciò comporterà l'onere per il concessionario di smontare completamente il frantoio, sospendere per 6 mesi le attività di frantumazione, e riprenderle solo dopo aver rimontato a pezzi il frantoio a Marezzane.
Cade l'ipotesi di spostare il frantoio montato su carrelloni ipotesi che aveva portato il concessionario a prevedere una strada di 16 m di larghezza che era davvero enorme e che da subito abbiamo chiesto venisse ridotta. Anche tutte le altre prescrizioni del Comune di Marano sono state accolte.
In particolare, avevamo chiesto che venisse garantito il principio di gradualità e di progressività di scavi e ripristini: avevamo perciò detto che, se la ditta si fosse spostata a Marezzane, avrebbe dovuto rinunciare definitivamente agli scavi sotto Purano, partendo con i ripristini finali della località Barbiaghe. Questa nostra richiesta è stata accolta ed oggi possiamo dire che sot¬to Purano non vi saranno più scavi.
Le pertinenze minerarie (in particolare il grande pre-omogeneizzatore) verranno demolite a fine coltivazione e date al Comune per usi pubblici. Verrà attivato un monitoraggio continuo di sorgenti e scaturigini nonché della qualità delle acque superficiali, avendo preventivamente dotato tutte le aree dei necessari presidi idraulici.
Dopo le dichiarazioni degli ambientalisti che avrebbero detto che i sindaci e le amministrazioni, locali, provinciali e regionali sostengono l'azienda contro il "Bene Comune", credo basti leggere i documenti con le puntuali osservazioni ai progetti di Cementirossi fatte dai Comuni, dalla Provincia di Verona ed anche dalla Commissione regionale Via per capire che questa è una affermazione priva di fondamento.
È errata la posizione degli ambientalisti che, nelle loro dichiarazioni, hanno cercato di contrapporre "Bene Comune" ad aziende. Le aziende ed il loro lavoro, il loro prodotto, la loro tecnologia sono parte integrante del "Bene Comune". Solo un'idea manichea della società può portare a dire che il bene di una azienda sia diverso dal "Bene Comune", che è tale se è raggiunto con il bene delle aziende, dei lavoratori, della popolazione ed il suo lavoro, dei molti comparti economici che devono coesistere. Tutte le modifiche ed i miglioramenti al progetto sono andati in questa direzione. Ad ormai 120 anni dalla enciclica Rerum Novarum di Leone XIII che ha sancito come si concili il bene della comunità,con il bene dei lavoratori e delle aziende, credo che un approccio che contrapponga questi soggetti significherebbe un passo indietro di 120 anni.
In realtà, sembra che l'avversione ambientalista verso questa attività economica del cementificio scaturisca da una più generale avversione alle attività umane che interagiscono con la natura (cioè, in un modo o nell'altro, tutte): tale avversione non consente un confronto sereno con la realtà, non pone al centro del ragionamento l'Uomo, bensì un concetto ideologico e quasi panteista di "ambiente".
È nella costituzione intima e primordiale dell'Uomo la propensione ad usare e servirsi della natura, interagendo con essa, in un rapporto di armonia e di equilibrio razionale. Grandi filosofi come Heidegger o san Tommaso d'Aquino, le grandi religioni, l'Umanesimo e l'Illuminismo hanno compreso e descritto questo. L'uomo si ciba degli animali, delle piante, delle erbe, costruisce i propri rifugi, le proprie case, le proprie aziende produttive con le terre, con le rocce, con il cemento, con i metalli lavorati.
A cosa si oppongono gli ambientalisti? Si oppongono a questa idea di Uomo che usa la natura, ne conosce i segreti, ne sa trarre utilità per la propria esistenza ma la sa anche rispettare, ricomponendone le forme e la vita laddove la sua attività temporaneamente le ha alterate.
L'intera vallata di Marano, a tutti nota per la sua bellezza e l'armonia tra co-struito e paesaggio (esito apprezzabile di una lungimirante gestione amministrativa ed urbanistica del territorio da parte del Comune), è frutto dell'opera sapiente dell'Uomo: i terrazzamenti, i vigneti, le marogne sono opere dell'Uomo che si comporta come demiurgo, nella conoscenza razionale e nel rispetto intimo della natura.
L' opposizione ambientalista, presentata come testimonianza di buone ragioni e di rispetto della natura, in realtà ne rappresenta solo una forma astratta, brandita contro l'attività operosa dell'Uomo. Perché la movimentazione di materiale e di terra da parte dell'uomo (com'è una miniera) dovrebbe essere considerata un attentato alla natura? Un terremoto, un'eruzione vulcanica, una traslazione tettonica, la deriva dei continenti, la dinamica dei meandri fluviali, l'erosione continentale, non sono, su scala più grande, delle modificazioni del paesaggio e della morfologia terrestre? Possono essere considerati degli attentati alla natura o sono piuttosto espressioni di un naturale evolversi della stessa?
L'Uomo, creato ex nihilo nel contesto della natura, non può usarla, modificandola? Non è anch’esso parte dell'evoluzione della natura e in qualche misura attore coadiuvans di questo processo?
Io credo che alla base di molte espressioni su giornali ed anche alla Tv (come Report di RaiTre) ci sia stata mancanza di prudenza, nel riportare dichiarazioni allarmistiche prive di fondamento scientifico. Bisogna sottrarsi al vilipendio della Valpolicella procurato da alcuni mass media in questi mesi. Vino e cementificio hanno convissuto per 40 anni. Uno e l'altro hanno avuto un sensibile miglioramento, sia tecnologico, che di mercato. Quindi, dove sta il problema se oggi il cementificio fa un ulteriore passo avanti e migliora la tecnologia dei propri impianti per ridurre ancora di più le emissioni? È temerario opporsi alla sostituzione di un'auto di categoria euro 1 con una di categoria curo 4 che ha emissioni di molto inferiori.
Per quanto attiene l'aspetto paesaggistico, che è quello che nel documento del Comune di Marano ho approfondito di più, ho chiesto che la torre venisse incassata nella montagna per cui essa si sarebbe meglio integrata nell'ambiente, creando a monte una collina schermante con il materiale di scavo, per non renderla visibile dal santuario di santa Maria Valverde. Cementirossi ha così modificato il progetto e la Provincia di Verona lo ha approvato con le modifiche chieste da Marano. Io, come sindaco di Marano, di questo sono molto soddisfatto..
Si può fare ancora meglio: quando il progetto dovrà ottenere le autorizzazioni edilizie, che sono le ultime, perché non fare studiare la torre ad un archistar chiedendo un approccio architettonico innovativo? Perché non chiamiamo Kenzo Tange, o Renzo Piano, o Fuksas o il veneto Flavio Albanese? Anche un impianto tecnologico può (ed anzi, oggi deve) diventare un'opera architettonica di pregio.



Simone Venturini
Sindaco di Marano di Valpolicella