Molto probabilmente in questa località, nel medio evo, esisteva un castello, non inteso come costruzione edificata, ma semplicemente un riparo fatto di palizzate, fossi e quanto serviva a difendersi dai predoni.
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Come starebbe a indicare anche il significativo toponimo Castel, la località sulla quale sorge il complesso già Soardi, ora adibito a casa colonica, ma in passato dimora signorile, doveva essere sede di un castello o, quanto meno, di un luogo fortificato posto a presidio della valle. Tale tesi è sostenuta anche da Giuseppe Silvestri che parla del «grande edificio detto il ‘Castello’, forse così chiamato perchè costruito sul sito di un antico maniero feudale dei Soardi» (SILVESTRI 19834, 181).
(tratto dal libro edito dal comune, Marano Valpolicella, 1999)
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Il castello e altri antichi possessi della famiglia Bellando a Valgatara
1. Il “Castello” di Valgatara
L’attuale corte Soardi, detta el Castel, era in origine un complesso fortificato di proprietà della famiglia Bellando, una delle casate più antiche e influenti della Verona comunale e scaligera. Il testamento di Chiara Bellando (1422) descrive il complesso come una terra casaliva con torre, case murate e solai, otto unità edilizie, orto murato e torchio da vino — un vero piccolo castello rurale.
«una pecia terre cassaliva cum una ture cum domibus muratis… appellatur Castellum de Valgatara»
2. La famiglia Bellando
Origini (XII secolo)
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Il capostipite noto è Bellando tintore, documentato nel 1172 e 1207.
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La famiglia esercitava il mestiere redditizio della tintura, che favorì la loro ascesa sociale.
Espansione (XIII secolo)
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I figli Roffino e Salveto consolidano il patrimonio.
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Roffino è tra i pochi cittadini titolati dominus nei patti con Cremona (1252).
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Già dal 1258 i Bellando acquistano terre a Valgatara, in località Fontana e Cereti.
Vivaldo e Francesco (XIII–XIV secolo)
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Vivaldo, figlio di Roffino, è console dei mercanti e continua gli acquisti in Valgatara.
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Il figlio Francesco partecipa alla dispersione dei beni dell’eretico Umberto de Fabula, acquisendo ulteriori terre.
Rufino Bellando (XIV secolo)
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Trasferisce la residenza a Sant’Egidio.
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È vicario della Domus Mercatorum (1342–1344), seconda carica civile della città.
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I suoi figli Bellando e Francesco ricevono ulteriori beni a Valgatara.
Nicolò Bellando, ingegnere
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Figlio di Bellando, attivo tra Verona, Padova e Venezia.
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Costruisce il castello di Francesco il Vecchio a Padova (1374–1378).
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Il suo testamento (1370) ricorda i beni di Valgatara, lasciati alla moglie Chiara Dussaimi e alla figlia Abbondanza.
3. Il testamento di Chiara Bellando (1422)
Documento fondamentale per ricostruire i possedimenti della famiglia.
Eredi principali
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Giacoma Verità, moglie di Leonardo Alighieri → riceve beni a Lavagno e 3 appezzamenti a Valgatara.
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Ziramonda, figlia di Abbondanza → riceve la parte più consistente: 37 appezzamenti a Valgatara, 2 a Marano, circa 40 all’Alpo di Dossobuono.
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Abbondanza, figlia di Chiara → erede universale del resto dei beni.
Chiara muore nel 1423 e viene sepolta a Sant’Eufemia, accanto al marito e agli antenati.
4. I beni Bellando a Valgatara
Il testamento elenca con precisione un vastissimo patrimonio, comprendente:
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terre arative, prative, vegre e boschive
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oliveti, vigneti, frutteti
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case, casali, corti murate, torri, are, solai, portici
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località citate: Ravazzol, Sonechi, Pozzo, Arcile, Volpare, Orti, Pezza, Canzellarum, Pignorago, Altanei, Canova, Casaletto, Castello, Valle.
Il complesso detto Castello è il nucleo più prestigioso, poi passato ai Soardi, che vi raccolsero anche una collezione epigrafica.
5. Toponomastica
Il saggio analizza vari toponimi della valle:
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Cerretus → bosco di cerri presso il castello.
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Ravazzol → vicus attestato già nel X–XI secolo.
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Pozzo e Arcile → località ancora identificabili.
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Canova (Domus Nova) → corrisponde all’attuale Ca’ Nova.
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Altri toponimi (Volpare, Orti, Pignorago, Altanei) restano di difficile collocazione.



