Purano

Lasciata la provinciale in località Crocetta, dopo aver superato il capoluogo Marano, si prende a  sinistra la provinciale  per  Fumane. Dopo poche centinaia di metri si svolta a destra, superata la curva “Olta Nogarole” ecco che appare  Purano  in tutta la sua tranquillità. La frazione di Purano si trova adagiata su un pianoro, nella parte alta del comune, sul versante occidentale che guarda la valle di Fumane. Abitata da circa una cinquantina di famiglie, dedite in prevalenza alla coltivazione della vite per la produzione del Valpolicella. Anche se non molto estesa le parti della frazione sono identificate con i nomi: Are, Olio, Cornal, Cobelar, Crosarola, Villa, Fornalè, Fontane.

A Purano meglio entrarci dalla strada vecchia, dall’ingresso di una volta, con la sua bella scritta ancora leggibile sulla casa (che cita anche i429 msul livello del mare), perché si possono cogliere meglio alcuni tratti della Purano preindustriale: il reticolo della viabilità a raggiera con gli isolati pilastri del vecchio cimitero, il fianco sud della chiesa di San Giorgio che da qui rivela in qualche modo la sua origine romanica. Le prime attestazioni, come la lapide con l’iscrizione sul lato nord, sono dei primi del ‘400: la chiesa è già esistente e c’è già il cimitero, dipende dalla chiesa parrocchiale di Marano, da cui arrivano celebranti e paramenti. I rifacimenti della prima metà del ‘700 le hanno dato l’aspetto attuale: prolungamento di quasi del doppio della navata, facciata a capanna, adornata da 2 coppie di lesene ai lati dell’ingresso e della finestra a mezzaluna, corpo unico, sacrestia e campanile sul lato settentrionale e quindi un ulteriore fabbricato, sempre sul medesimo lato, attiguo alla sacrestia, adibito a ripostiglio e su cui è murata un’iscrizione lapidea del 1410.
L’interno è a un’unica navata che porta all’arco trionfale e quindi all’abside quadrato, dove sta l’altare marmoreo e la pala raffigurante San Giorgio che abbatte il drago, segnalata ancora nel 1699. In una nicchia sulla parte meridionale la statua di San Giovanni Nepomuceno, documentata dal 1764.
L’iscrizione del 1410 ricorda la donazione testamentaria di Franceschino che obbliga gli eredi, con il controllo del Comune di Marano, a offrire, con la rendita di una certa campagna, il giorno della festa del santo patrono, San Giorgio, pane ai poveri (ben 43 chili!). prendendo spunto da essa è stata rianimata negli ultimi anni una sagra del paese, in cui il sindaco offre una forma di pane ai capifamiglia della contrada, i quali tutti si ritrovano poi nel solenne pranzo comunitario proprio nel piazzale di fronte all’iscrizione.
Sull’altra parte del piazzale, dare un’occhiata a un curioso monumento: una colonna antica con un’iscrizione dedicatoria in latino piantata su una base di pietra che doveva essere in realtà il contrappeso di un grande torchio da vino e da olio, di un tipo in disuso oramai da due secoli. Molti altri sono i segni di tempi molto lontani dispersi nelle corti e nelle stradine: l’affresco rinascimentale scolorito, il porticato tamponato, il recinto di pietre fitte nel terreno, un reticolo di viottoli campestri, un pollaio a due piani.

La contrada di Purano doveva essere, nell’alto medio evo, di una certa importanza, sebbene poi nel Cinquecento risulti quasi abbandonata: le prime attestazioni della sua esistenza sono quattrocentesche. La più particolare tra esse è l’epigrafe del 1410, murata all’esterno della chiesetta di San Giorgio, riguardante una charitas da distribuire ai poveri il giorno della festa del santo patrono, pari a sei quarte di frumento in forma di pane (circa 43 kg); se le persone a ciò obbligate (gli eredi di Franceschino da Marano) fossero venute a mancare, avrebbe dovuto provvedere il Comune di Marano. (Questa tradizione è stata ripresa da qualche anno).Per quanto riguarda in specifico la chiesetta, le notizie sono piuttosto scarne, ricavate per lo più dagli atti visitali dal Quattro al Settecento.
La sua cura spirituale spetta al parroco di Marano, il quale vi celebra con una frequenza variabile nel tempo. Fino a metà Seicento si tiene la messa solo ogni tanto o addirittura una volta all’anno, nella festa di San Giorgio; successivamente, grazie all’incremento demografico, sembra rinnovarsi anche il culto e aumentano le occasioni in cui il sacerdote svolge il suo servizio religioso, tanto che, nel 1666, il vescovo vieta la celebrazione nei giorni festivi o almeno obbliga ad aspettare la fine della messa tenuta nella parrocchiale di Marano (ASCDVr, VP Pisani II, reg. XXIV, c. 131v). Lo zelo degli uomini della contrada porta a una parziale riedificazione dell’edificio nel 1738, con il permesso di avere una messa ogni domenica e un sacerdote stipendiato da loro stessi (Ivi, VP Bragadino, reg. LX, c.29v; VP Giustiniani, reg. LXXVI, c. 17v). Purano, insomma, diviene ‘quasi’ una parrocchia, facilitata forse dalla presenza del cimitero (attestato fin dal 1410), dove erano sepolti gli abitanti del luogo per maggiore comodità rispetto al cimitero di Marano (FASANI 1989, II, 613). [l.c.] sul fianco nord della chiesadi San Giorgio a Purano.

 (tratto dal libro edito dal comune, Marano Valpolicella, 1999)

altitudine 420 metri s.m.

censimento 2001 – famiglie  nr.50
censimento 2001 – abitanti   nr.124

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