Valgatara

è il nucleo abitativo più numeroso del comune. Con gli ampliamenti e nuove costruzioni, tenendo conto delle frazioni vicine, qui vi risiede circa la metà della popolazione del comune di Marano.  Anche quando la sua importanza non era dovuta al numero di abitanti, la frazione ha sempre cercato una sua identità e sempre confrontata alla pari con il capoluogo. Se guardiamo alla  storia passata, tentativi di  autonomia  o  percorsi   diversi,  sono stati cercati.  Forse non è mai stata comune, nel senso attuale della parola, ma in un documento del 1506, si parla di una convenzione tra sacerdoti della pieve di San Floriano ” et communenm et homines de Vargataria”. Molto probabilmente si parla di “comunità e uomini (capifamiglia) di Valgatara” ma che sicuramente era organizzata in “vicinia” presieduta da un “massaro”. Dopo circa trecento anni, nel 1797, viene concessa alla parrocchia di Valgatara l’autonomia dalla pieve di San Floriano. La voglia di distinguersi è ancora ben presente nei nativi, per esempio questo si nota nell’indicare Valgatara di Valpolicella, tralasciando il comune. Una delle ipotesi circa l’origine del nome Valgatara, sembra legata alla sconfitta dei Visigoti di Alarico avvenuta in queste terre ad opera del generale  romano Onorio. Inizialmente indicata come Vallis Gothorum, poi per corruzione Valgatara.      (da La Vicinia di Valgatara di E. Ferrari)

Per Valgatara, possiamo indicare con una buona dose di probabilità le contrade esistenti agli inizi del XIV secolo. È lecito ipotizzare, ma non possiamo affermarlo con certezza, che alcune delle sedi oggi non più abitate siano state abbandonate a seguito della crisi demografica che colpì anche la Valpolicella – come tutto il territorio veronese, e anzi tutta Europa – nella seconda metà del Trecento. Nel XII secolo compare nella documentazione Maregnago; nel secolo successivo sono menzionate Gnirega e Pozzo. Quest’ultima contrada aveva probabilmente soppiantato il vicus Olivedo risalente al IX secolo. Il monastero di San Colombano di Bobbio possedeva alcune case a Valgatara nel luogo Segno o Insigne, non ubicabile. In questo periodo erano sicuramente abitate anche le contrade precedentemente attestate: Cadiloi, Paverno, Baurago, Malini. I centri demici presenti erano dunque numerosi, ma, a quanto consta, nessuno di essi era denominato Valgatara. Fu il Comune cittadino, al momento di stilare l’elenco delle ville districte nel 1184, a unificare sotto la denominazione di ‘Valgatara’ questa pluralità di piccoli centri abitati sparsi nel fondovalle e sulle pendici collinari. A questo proposito risulta particolarmente significativo il fatto che la piazza del Comune, dove si radunava la vicinia di Valgatara, ubicata nel XIII secolo a Maregnago, non confinasse con abitazioni ma con il progno, un ‘vaio’ e un prato (VARANINI 1985, 37).
Le località che costituivano il principale punto di riferimento (pertinentie) generalmente corrispondevano alle ville elencate dal Comune di Verona; le ore sono invece località minori, le vere e proprie contrade (Domus Luporum, Prognoli, Puthey, ecc.), oppure i luoghi chiamati con un proprio nome.
Ore in pertinenza di Valgatara: Paradisi, Barzonali, Cadeloi detta anche Mulini, Querelarum, Glare, Boni, Paverno, Pratorum de subtus, Ortorum, Grone, Vallis, Munego, Pozzo detto anche Santo Stefano, Montis, Maregnago, Bozi sive Gonpi (ASVr, VIII Vari, reg. 216, passim). [f.a.]

(tratto dal libro edito dal comune, Marano Valpolicella, 1999)

altitudine 176 metri s.m.

censimento 2001 – famiglie  nr. 382

censimento 2001 – abitanti   nr. 1084

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Commenti

Valgatara — 2 commenti

  1. non trovando un libro su Valgatara ho trovato qui notizie storico territoriali interessanti e complete su Valgatara. Giovedì 30 maggio mi serviranno per illustrare Valgatara ai Galvani provenienti dall’Argentina che vogliono visitare i luoghi dove sono nati e da dove sono partiti i loro nonni. Spero di poter acquistare in biblioteca a Valgatara una pubblicazione sulla frazione per poter donarla ai miei lontani cugini. grazie Giovanni Galvani

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